“C’è una persona in Questura a Pordenone sulla quale si nutrono forti sospetti rispetto al delitto del patron di TelePordenone”. Lo ha detto, all’ANSA, il Procuratore della Repubblica, Pietro Montrone. La polizia lo ha individuato, la scorsa notte, nella sua abitazione. Quando sono arrivati gli agenti l’uomo era in compagnia di un cittadino straniero sul quale sono ora in corso approfondimenti. Il sospettato è stato accompagnato in Questura dove si trova al momento in attesa della formalizzazione degli atti a suo carico.
Secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi dell’inchiesta, il sospettato sarebbe uno storico collaboratore dello stesso Ruoso. Gli investigatori avrebbero anche individuato in ragioni economiche il movente dell’assassinio. L’uomo, che si trova in Questura a Pordenone dalla notte scorsa, ha 68 anni. Fino a quando non sarà formalizzata l’accusa – fa sapere la Procura – non saranno comunque diffusi elementi. L’auto nella disponibilità del sospettato è stata sequestrata questa mattina dagli investigatori della polizia, coordinati dal sostituto Federica Urban. Era parcheggiata nei pressi dell’abitazione dell’uomo, a Tiezzo di Azzano Decimo. Nel bagagliaio del veicolo gli investigatori hanno trovato un borsone che è stato portato via. Poco più tardi anche la vettura è stata prelevata e portata via, per completare gli accertamenti scientifici.
“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perchè lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”. Lo ha detto, ai microfoni di Tv12, Alessandro Ruoso, nipote del patron di TelePordenone. “Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto – ha aggiunto -: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. “Sono stato proprio io a trovare il suo corpo ieri – ha concluso -: i collaboratori dell’autosalone mi hanno avvisato che non riuscivano a contattarlo al telefono e mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.
Secondo quanto si apprende l’oggetto utilizzato per uccidere Mario Ruoso, verosimilmente una spranga, non è stato ancora trovato. Oggi le ricerche si sono concentrate in una porzione del fiume Meduna, a Prata di Pordenone. Alcuni equipaggi dei vigili del fuoco, compreso quello fluviale, su indicazione della polizia, hanno setacciato una zona del corso d’acqua. Le verifiche in quel punto sarebbero state orientate da alcune probabili ammissioni sulla responsabilità nel delitto da parte del sospettato, lo storico collaboratore della vittima.
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