“Guardando” a Gesù “che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra”. Lo ha detto papa Leone nell’omelia della Domenica delle Palme e della Passione del Signore celebrate in piazza San Pietro in cui, proprio in nome di Dio, ha fatto risuonare un forte apello: “Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”.
Leone ha affidato “questo grido” dell’umanità a Maria che “piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi” cone le parole di don Tonino Bello, “Maria, donaci la certezza che, nonostante tutto”, “le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari.
Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera'”.
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