Il Papa alla Sapienza: “Sbagliato chiamare difesa un riarmo che impoverisce”

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    “Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane”.

    E’ dalla ‘tribuna’ dell’Aula Magna della Sapienza rivolgendosi a studenti e docenti e da qui idealmente a tutto il mondo, che papa Leone torna a condannare le scelte politiche che privilegiano i finanziamenti in armi a discapito di quelli in istruzione e nei sistemi sanitari come fatto di recente dal ReArm Europe proposto dalla presidenza della Commissione europea. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran – sottolinea Leone – descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!. Il Papa, accolto dalla rettrice Antonella Polimeni, parla anche da professore lui che le non solo sulla cattedra di Pietro è salito, e guarda con simpatia agli studenti tra cui si intravedono anche ragazze col velo, rifugiate grazie ai corridoi umanitari universitari da zone di guerra e conflitto come Gaza. ‘”Noi adulti che mondo stiamo lasciando?” interroga l’assemblea Leone, “un mondo – afferma – storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” che però non deve scoraggiare i più giovani: “Il futuro è ancora da scrivere, nessuno ve lo può rubare'”.

    Leone dimostra sensibilità e conoscenza anche di quanto più si annida nell’animo dei ragazzi e delle ragazze: “Dell’inquietudine esiste anche un volto triste – dice -: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia” ma prorpio “questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo”, “noi siamo un desiderio, non un algoritmo!” Alla Sapienza c’è spazio anche per una visita alla mostra allestita nell’ateneo dal titolo che ricostruisce i rapporti con la Chiesa: fu papa Bonifacio VIII a istituirla nel 1303 con la bolla “In Supremae praeminentia Dignitatis”. Un filo annodato sette secoli fa e che si era spezzato quando Benedetto XVI rinunciò, nel 2007, a visitare l’ateneo per le forti contestazioni ricevute, anche dal corpo docente. Una ferita che oggi, quando Leone ha riscosso applausi e sorrisi per il suo invito a collaborare per la pace, appare davvero alle spalle.

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