“Il clima che siamo chiamati a diffondere nei nostri ambienti, nelle famiglie, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro e di formazione, negli ambienti di Curia e in ogni altro ambito di vita è un clima di famiglia, in cui si vive insieme, solidali, aperti, capaci di misericordia, di sacrificio, di attenzione reciproca, di perdono”. Lo dice papa Leone nel suo primo discorso a Barcellona, in cui ha esordito con alcune parole di benvenuto in catalano, proseguendo in castigliano.
“Barcellona, in questo, ha una grande tradizione”, continua riprendendo il catalano dalla Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia, ricordando che ne faceva memoria San Giovanni Paolo II “quando, in visita qui, lodava l’animo accogliente che lungo la storia ha portato voi barcellonesi e catalani a condividere la cittadinanza umana e cristiana con innumerevoli genti”.
“Nelle sue parole – spiega – trovano posto i volti di tanti fratelli e sorelle che tra voi si sono spesi e si spendono per costruire armonia e comunione, al di là di ogni polarizzazione”.
Il Pontefice è arrivato oggi alle 12.45 all‘aeroporto Josep-Tarradellas-El Prat di Barcellona, nella seconda tappa del viaggio apostolico del pontefice in Spagna, accolto da autorità civili e dai vertici ecclesiastici.
Dopo un pranzo al Palazzo episcopale, dove alloggerà, e un’udienza privata con il presidente catalano, Salvador Illa, Leone XIV sarà alle 20:00 alla seconda veglia di preghiera del viaggio – dopo quella con i giovani celebrata lo scorso 6 giugno in piazza Lima a Madrid – nello stadio olimpico ‘Lluis Companys’, dove sono attese circa 40.000 persone.
Stamattina il Papa ha volato da Madrid a Barcellona a bordo di un Airbus A320 di Iberia, battezzato ‘Penon de Ifach’, in cui ha diffuso i dettagli del volo della delegazione vaticana. Il comandante Pablo Martinez Nunez ha invitato il Pontefice a visitare la cabina di pilotaggio, da cui Leone XIV ha assistito al decollo dalla capitale iberica verso Barcellona e a una parte del tragitto. L’aereo della delegazione è stato scortato per un tratto da un caccia dell’Aeronautica militare spagnola.
Durante il volo, decorato con le insegne del Vaticano e con un’immagine della Madonna di Montserrat, Leone XIV ha incontrato una vecchia amica che è un’assistente di cabina di Iberia: Cristina Vilegas conosce il Pontefice per la stretta relazione che mantiene con l’ordine di Sant’Agostino ed era anche andata a trovarlo a Chiclayo in Perù, quanto Prevost era vescovo.
Il Papa e il sogno di Gaudì, la Sagrada Familia svetta nello storico centenario
Con l’arrivo oggi di Leone XIV a Barcellona, la Sagrada Familia si prepara a vivere uno degli eventi più solenni della sua storia contemporanea. Quando domani sera il pontefice benedirà la Torre di Gesù della basilica, accendendo la grande croce luminosa che domina il cielo delle capitale catalana, si chiuderà idealmente una storia iniziata oltre un secolo fa con il sogno di Antoni Gaudì. Nel centenario della morte dell’architetto, la visita del pontefice trasforma la basilica in una dei principali palcoscenici della cristianità e segna una tappa decisiva nel completamento dell’opera, che ha plasmato l’identità di Barcellona.
La Torre di Gesù, alta 172,5 metri, è ormai completata, dopo l’installazione dei quattro bracci orizzontali della grande croce posta in cima alla guglia più alta, coronata dall’Agnus Dei, progettato da Andrea Mastrovito. Rivestita di ceramica bianca smaltata e vetro, la croce rifletterà la luce del sole durante il giorno e brillerà di notte, come previsto dagli ‘Albums del Temple’, i documenti che raccolgono la visione originaria di Gaudì.
L’architetto catalano non vide nulla di tutto questo. Il 7 giugno 1926 attraversava la Gran Via dell’Eixample quando fu investito da un tram. Morì tre giorni dopo, a 73 anni, quando del suo progetto visionario erano stati completati soltanto la cripta, l’abside e una delle torri della facciata della Natività. Il resto era visione: un tempio espiatorio e una monumentale enciclopedia scolpita del cattolicesimo.
Figlio di un artigiano del ferro, cresciuto osservando piante, animali e forme della natura, Gaudì ne fece il capolavoro del suo linguaggio architettonico irripetibile.
Colonne che sembrano alberi, superfici curve, geometrie ispirate al mondo naturale e spazi privi di angoli retti: le caratteristiche che resero le sue opere – da Casa Batlò a Casa Milà, dal Parc Guell alla casa Vicens – uniche, estranee sia al modernismo convenzionale sia al razionalismo che avrebbe dominato il Novecento.
A un secolo dalla sua morte, la Sagrada Familia – di cui resta da completare la facciata della Gloria e il grande sagrato urbano su Carrer de Mallorca, cui si oppongono i residenti – è il simbolo universale che incarna insieme le ambizioni e le contraddizioni di Barcellona. Visitato ogni anno da oltre 5 milioni di turisti che generano 134 milioni di euro.
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