“No alla guerra”. Quattro parole per candidarsi a leader dell’anti-trumpismo in Europa. Per catalizzare perplessità, malumori, ritrosie sempre più malcelate verso un alleato considerato non più affidabile, poche volte sincero, molto spesso imprevedibile. Pedro Sanchez, nelle retrovie della nuova guerra di Usa e Israele, si è fatto così portavoce di chi non rimpiange l’Ayatollah Khamenei ma, allo stesso tempo, ha sin dall’inizio considerato l’attacco preventivo all’Iran una violazione del diritto internazionale. La risposta di Madrid alle parole sferzanti di Trump e all’annunciato attacco commerciale degli Usa a Madrid è arrivata una manciata d’ore dopo. Ed è destinata a spaccare l’Europa. Già, perché l’America di Trump, ancora una volta, divide l’Ue tra i suoi fedelissimi (come Viktor Orban), i suoi tradizionali alleati politici (come Giorgia Meloni), i leader più cauti (a partire da Friedrich Merz) e i turbo-europeisti che viaggiano sull’asse Parigi-Madrid. Emmanuel Macron è stato tra i pochi capi di Stato e di governo tra i 27 a chiamare Sanchez per esprimergli solidarietà. “L’Ue garantirà sempre la piena tutela degli interessi dei suoi Stati membri. Riaffermiamo il nostro fermo impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale e dell’ordine basato sulle regole in tutto il mondo”, ha dal canto suo sottolineato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa a telefono con il primo ministro iberico. Ad esprimere la propria vicinanza è stata pure la presidente Ursula von der Leyen, anche se, in questo caso, a renderlo noto è stata solo Madrid. Palazzo Berlaymont però, è stata rapida nel rispondere agli Usa sul fronte dei dazi.
“La Commissione garantirà la piena tutela degli interessi dell’Ue. Siamo pienamente solidali con tutti gli Stati membri e tutti i loro cittadini e, attraverso la nostra politica commerciale comune, siamo pronti ad agire”, ha annunciato un portavoce dell’esecutivo comunitario. Molto meno netta la posizione di Berlino. Le immagini di Friedrich Merz che, di fianco a Trump, restava inerte di fronte al presidente americano che annunciava di voler troncare i rapporti commerciali con Madrid e, anzi, ricordava lo scarso impegno della Spagna sul 5% alla Nato, hanno fatto il giro del web. Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha espresso “sorpresa” alla Germania per la mancata solidarietà del cancelliere nelle stesse ore in cui Sanchez sciorinava la sua dottrina. “Le potenze coinvolte in questo conflitto dovrebbero cessare le ostilità. Non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”, sono state le parole del leader socialista, diventate subito virali. In serata lo scontro tra Washington e Madrid ha avuto una nuovo sviluppo. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha annunciato che la Spagna ha deciso di “cooperare” con l’esercito americano. “Lo smentisco categoricamente. Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca”, ha replicato immediatamente Albares.
Lo scontro tra Spagna e Usa può avere risvolti imprevedibili, e non solo sul fronte dei dazi. Macron (aggiornato in serata sulle operazioni direttamente da Trump) saldando l’asse con Madrid degli ultimi mesi, martedì sera aveva dato un giudizio molto simile dell’attacco all’Iran, sebbene Parigi sia stata comunque tra le più pronte a dirsi disponibile con i Paesi del Golfo per eventuali aiuti a difesa degli attacchi di Teheran. Ancora più clamorosa, forse, è la presa di distanza di Londra. “Restiamo fuori dalla guerra, non ripeteremo gli errori dell’Iraq”, ha scandito il premier Keir Starmer alla Camera dei Comuni. Trump neppure per il suo alleato atlantico più stretto ha avuto parole d’affetto nel corso dell’incontro con Merz. La spaccatura è politica, e potrebbe influenzare i rapporti tra i partiti europei nei prossimi mesi. “Sanchez è il punto di riferimento per un’alternativa ai Maga”, ha sottolineato il capodelegazione del Pd al Pe Nicola Zingaretti. Sull’onda dello scontro, i Socialisti sono riusciti ad ottenere un nuovo rinvio del voto sull’intesa sui dazi tra Ue e Usa. Ma, assieme ai Verdi, non sono riusciti a guadagnare la platea della Plenaria della prossima settimana per lo scontro tra gli Usa e la Spagna. Il tema non sarà trattato, grazie all’asse tra Popolari, Conservatori e Patrioti, che nella conferenza dei capigruppo hanno bocciato l’inserimento del dibattito in agenda.
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