Il governo si muove per riformare i criteri di selezione delle Commissioni che decidono le opere audiovisive meritevoli di sostengo pubblico e, scoppiato il caso emblematico della bocciatura del docu-film su Regeni, ora corre ai ripari. La sottosegretaria alla Cultura con delega sul Cinema, Lucia Borgonzoni, assieme al direttore generale Cinema del Mic, Giorgio Carlo Brugnoni, ha incontrato al Collegio Romano i rappresentanti delle associazioni di rappresentanza degli autori, produttori e interpreti per discutere della riforma dei meccanismi di nomina e composizione delle Commissioni cosiddette “selettivi”, quelle che “votano” i progetti considerati adatti ad ottenere un sostegno economico a prescindere dal sostegno automatico previsto invece dal tax credit.
La riunione, hanno raccontato i partecipanti al tavolo al termine dell’incontro, si sarebbe svolta in un clima di collaborazione ed intesa sui punti da affrontare. La prospettiva a cui si lavorerà, è stato spiegato, sarà quella di emanare un disegno di legge che dovrebbe contenere criteri di selezione dei commissari con meccanismi trasparenti e soprattutto di competenza con nominativi di operatori del settore scelti in base ai curricula, ed a una sorta di Albo. Sempre per favorire trasparenza e competenza il progetto dovrebbe prevedere una turnazione di queste professionalità a tempo. Le parti al tavolo si sono aggiornate ad una prossima riunione ma la sensazione che hanno avuto i partecipanti è che i tempi per il varo della riforma dovrebbero essere molto brevi, prima dell’estate.
Ancora meglio se prima delle prossime grandi kermesse cinematografiche, a partire da Cannes, che già in passato sono state vetrina internazionale che ha mostrato il malcontento del comparto per le politiche seguite dal governo, a partire dal taglio ai fondi del tax credit per arrivare alle critiche di discrezionalità e “amichettismo” nella scelta dei film da finanziare. Dopo la “gaffe” sul film su Regeni, infatti, si moltiplicano le denunce dei progetti che sono stati respinti dalle Commissioni. Ora è la volta del film di Carmine Amoroso, già autore, fra gli altri di Cover Boy, e del documentario Porno e libertà, vincitore nel 2017 del Nastro d’argento come miglior documentario nella categoria Cinema del reale. “Hanno bocciato anche il mio Attenti al lupo – spiega in un post sui social il regista – film presentato dalla Kavac, società di Simone Gattoni e Marco Bellocchio e che racconta la vicenda dei confinati omosessuali durante il fascismo. La cosa grave è che il film (per cui lotto da anni) aveva già ottenuto dalla commissione precedente sia il sostegno alla sceneggiatura (ritenendola perciò valida) sia il sostegno alla pre-produzione. In pratica hanno preferito buttare circa 100.000 euro di soldi pubblici pur di bloccare il progetto”, denuncia.
Allo stesso tempo si sono dichiarati offesi dalle critiche regista e produttori di uno dei film che invece il sostegno l’ha ottenuto, ‘Alla festa della Rivoluzione’ di Arnaldo Catinari e prodotto da Fulvio e Federica Lucisano con Rai Cinema, la pellicola che racconta i 500 giorni di Gabriele D’Annunzio a capo della rivoluzione fiumana. “Sono un uomo libero che vuole raccontare delle storie e questa era super affascinante. Allora significa che non si devono fare film come ‘Comandante’ o una serie fantastica come ‘M’?” protesta il regista.
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