Governo al lavoro su accise, caccia a risorse per misure più incisive

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    Controlli anti-speculazione e aiuti agli automobilisti. È in queste due direzioni che prende forma il piano del governo per limitare i rincari dei carburanti, a caccia di risorse perché le misure siano incisive. Il meccanismo delle accise mobili – che destina la maggiore Iva incassata dallo Stato alla riduzione delle accise quando salgono i prezzi della benzina e del diesel – è una possibilità “allo studio”, come ha detto la premier Giorgia Meloni. E se servirà più tempo per mettere a punto misure efficaci non è escluso che il Cdm in programma possa anche slittare.
        Il nodo è che il beneficio del solo meccanismo delle accise mobili rischia di limitarsi a pochi centesimi se non verrà integrato con altri fondi: le simulazioni indicano un risparmio di 4,7 centesimi al litro sulla benzina e di 7,5 centesimi sul diesel, nell’ipotesi di una quotazione del petrolio Brent a 105 dollari al barile. Di qui la volontà dell’esecutivo di trovare risorse aggiuntive.
        Così potrebbe non arrivare domani in consiglio dei ministri l’atteso provvedimento salva-automobilisti. C’è l’ipotesi che la norma possa essere inserita in un nuovo decreto legge. Un’altra possibilità è quella di intervenire sulla legge di conversione del decreto bollette, all’esame della Camera, come chiede anche un emendamento della Lega. Il partito di Salvini si unisce a chi – dal Pd alle associazioni dei consumatori – chiede di attivare il meccanismo delle accise mobili. I dem propongono inoltre di estendere lo stesso sistema anche al gas.
        Intanto i prezzi nelle stazioni di servizio continuano a salire: per il gasolio segnano il massimo da oltre tre anni e mezzo, fino a 2,2 euro al litro per la modalità servito in autostrada, un livello che non si vedeva dal 10 luglio 2022, nel pieno della crisi per la guerra in Ucraina. Anche la benzina registra un picco che non si vedeva tempo: bisogna tornare a un anno fa, il 16 marzo 2025, 2,1 euro in autostrada servito.
        Il Codacons teme un “effetto tsunami sui prezzi al dettaglio”: calcola che con il prezzo medio del gasolio in modalità self di 1,970 euro al litro, superiore del 14,3% rispetto a fine febbraio, fare il pieno costa oltre 12 euro in più (296 euro in più all’anno). La verde self service invece è aumentata di circa il 7%, con una maggiore spesa da circa 5,8 euro a pieno, quasi 140 euro in più sall’anno, sempre secondo il Codacons.
        La corsa dei prezzi ha portato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a far convocare d’urgenza la cabina di regia della Commissione allerta rapida, a cui hanno preso parte anche rappresentanti dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente. Alla riunione sono emersi rincari anomali per le pompe di due delle principali società petrolifere, con i prezzi medi applicati che sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Questa dinamica sarà oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi, d’intesa tra Mimit e Mef, dalla Guardia di Finanza. La cabina di regia si riunirà nuovamente mercoledì.
       

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