‘Gli Usa fuori dal diritto’, il governo frena sulle basi

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    “Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Arriva in una risposta di Guido Crosetto alle urla di protesta delle opposizioni il primo giudizio esplicito del governo sull’operazione avviata da Usa e Israele in Iran. Un conflitto “partito all’insaputa del mondo, “che “non abbiamo voluto” e “che ora ci si trova a gestire”, chiarisce il ministro della Difesa, le cui comunicazioni al Parlamento, in tandem con quello degli Esteri Antonio Tajani, sono precedute di primo mattino da un’intervista radiofonica di Giorgia Meloni. “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, la puntualizzazione della premier, che a sua volta parlerà alla Camera e al Senato mercoledì prossimo. Anticiperà le comunicazioni già previste una settimana più tardi, alla vigilia del Consiglio Ue, allargandole alla guerra in Iran. 

    L’annuncio arriva nel sesto giorno del nuovo conflitto nel Golfo, all’indomani dell’incontro tra la premier e Sergio Mattarella, e dopo giorni di polemiche delle opposizioni: invocavano lei in Aula, al posto dei ministri, e ora, in particolare Pd, M5s e Avs, leggono la mossa della leader di FdI come strumentale. Il sospetto dei dem è che Meloni, venendo in Aula sette giorni prima, “nella settimana del referendum non voglia dibattiti”. La riunione dei capigruppo convocata per calendarizzare l’intervento alla Camera della presidente del Consiglio finisce in lite. Scintille che si sono viste anche in Aula, sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama, con tanto di cartelli “Fratelli di Trump” e “L’Italia non si Usa” sventolati da Avs. Alle accuse delle opposizioni Tajani risponde di non doversi vergognare di nulla, “non sono mai stato inquisito, sono una persona perbene, onesta”, e chi mancò di rispetto al Parlamento è stato “D’Alema quando mandò aerei italiani a bombardare nei Balcani”. La prima frase fa storcere il naso a qualche berlusconiano, la seconda attira la reazione di Matteo Renzi: il ministro “è raccapricciante per mediocrità”, dice l’ex premier, che invece sui rapporti con i Servizi punge Crosetto. “Ho piena fiducia – la replica del ministro – in Mantovano”. Il leader M5s Giuseppe Conte accusa Meloni di essere “scappata” dal Parlamento preferendo “un monologo in radio”. “Sanchez dice ‘no alla guerra’, Meloni non dice nulla”, l’affondo di Elly Schlein, secondo cui il governo dovrebbe opporsi “da subito” all’autorizzazione delle basi Usa “per appoggiare in un nessun modo questa guerra che viola il diritto internazionale”. L’esecutivo sul tema mostra grande cautela. Per ora non è arrivata una richiesta americana di usare le basi in Italia come partenza per missioni di combattimento. E non arriverà, dicono dal governo, le basi in Italia “sono troppo distanti dal teatro di guerra”. “Ci atteniamo agli accordi bilaterali, tutti stanno facendo così”, la linea indicata da Meloni, facendo riferimento agli accordi del ’54, per cui servono solo “autorizzazioni tecniche” per operazioni “di logistica, non cinetiche”, in pratica “non di bombardamento”. Davanti a richieste diverse, aggiunge, ferma restando la competenza del governo, “decideremo con il Parlamento”. Intanto le Camere, con la risoluzione di maggioranza (in cui Usa e Israele non sono mai citati), garantiscono al governo l’agibilità per sostenere “stati membri Ue nella difesa” da attacchi iraniani, e dispiegare e rischierare sistemi antimissilistici a supporto dei Paesi del Golfo. Meloni, che riceve anche la telefonata di Emmanuel Macron, con cui si coordina anche per sostenere la sicurezza di Cipro, esprime la preoccupazione per il rischio di una escalation che avrebbe “conseguenze imprevedibili”. E ribadisce che l’origine del caos è l’aggressione di Mosca all’Ucraina (ha anche una telefonata con Volodymyr Zelensky). “Siamo sull’orlo dell’abisso”, l’espressione di Crosetto, preoccupato che la situazione “possa consentire a Putin scelte che non avrebbe mai fatto in una condizione normale”, ad esempio “la nucleare tattica” contro Kiev. La premier condanna la “reazione scomposta degli iraniani”, e garantisce l’impegno a lavorare sul piano diplomatico “per capire se ci siano i margini per una ripresa del negoziato”. Se si fermasse il conflitto, il governo è convinto di poter giocare un ruolo grazie ai tradizionali buoni rapporti della nostra Intelligence con gli iraniani. Ma prima, chiarisce Meloni “l’Iran deve smettere di attaccare i Paesi limitrofi”. Sul fronte interno, aggiunge la premier, “è altissima la guardia” sui rischi terrorismo e sulle speculazioni sui prezzi dell’energia, per cui è stata attivata la task force di Arera, con la minaccia di “aumentare le tasse” alle aziende che dovessero caricare aumenti in bolletta.

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