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Giorgetti evoca la recessione, governo insiste sulla sospensione del Patto

Pronuncia la parola tabù quasi a ora di cena: “recessione”, che “arriverà” se la crisi energetica innescata dalla guerra in Iran non dovesse rientrare. Giancarlo Giorgetti esplicita l’incubo di tutti i governi, che è ben presente nei pensieri di Giorgia Meloni. Premier e ministro dell’Economia, non a caso, già da giorni hanno lanciato l’allarme a Bruxelles, chiedendo una “sospensione del Patto di Stabilità”. Che darebbe margini, soprattutto ai Paesi con pochi spazi fiscali come l’Italia, di mettere in campo misure di emergenza per proteggere le imprese e soprattutto le famiglie dalle ondate di rincari. 

La materia è di quelle roventi, anche perché Roma deve anche trovare la strategia per mantenere gli impegni presi con la Nato, aumentando le spese per la difesa. Un tema complicato da fare digerire all’opinione pubblica, quello delle armi, e su cui già la Lega ha iniziato a esprimere i suoi dubbi. Tanto che Francesco Filini, che ha preso il testimone da Giovanbattista Fazzolari alla guida dell’ufficio studi di Fratelli d’Italia, in una intervista al Foglio puntualizza che “senza una sospensione del Patto di Stabilità non si può aumentare la spesa militare Nato. Senza”, arriva a dire, “è messa in discussione l’esistenza stessa dell’Europa”. Il governo aveva già nelle scorse settimane iniziato ad affrontare il tema. Giorgetti stesso aveva fatto una “relazione” ai colleghi e alla premier in una riunione ad hoc per iniziare a disegnare il nuovo Documento di finanza pubblica, che si sta preparando con l’altra incognita dell’uscita, o meno, dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.

L’ultima parola la dirà Eurostat il 22 aprile e solo dopo, con ogni probabilità, il governo varerà il documento che dovrà passare dall’esame delle Camere come con il vecchio Def. Col Pil in frenata, il Pnrr che sta per finire, e i rincari che nonostante gli sforzi non si riesce a fermare, sono molti i dossier spinosi che Meloni si trova sul tavolo. Tanto che nel frattempo la premier vorrebbe chiudere in settimana almeno il riassetto della squadra di governo, con la nomina di nuovi sottosegretari, per poi concentrarsi sulle cose da fare. La premier, racconta chi le ha parlato, starebbe osservando quello che accade in particolare in casa degli azzurri e sarebbe disponibile a “cedere” all’alleato uno dei posti di FdI.

Dopo il confronto fiume tra Antonio Tajani e Marina e Piersilvio Berlusconi, tra gli azzurri c’è chi si aspetta tra qualche giorno l’annuncio del rinvio del congresso nazionale. Sarebbe uno degli aspetti su cui il vicepremier sarebbe stato convinto nel vertice di Cologno dove, riferiscono da più fronti, sarebbe arrivata l’intesa di compromesso sul nome di Enrico Costa, su cui ora si lavora per fare convergere i deputati. La staffetta con Paolo Barelli potrebbe avvenire tra martedì e mercoledì, ma formalmente c’è una convocazione del gruppo, che spetta allo stesso Barelli fare. Ancora non si sarebbe sciolto il nodo del suo futuro.

Uno dei rumor era il Mimit ma la Lega non avrebbe alcuna intenzione di cedere all’alleato la casella che era occupata da Massimo Bitonci, che ha lasciato per diventare assessore in Veneto nella giunta di Alberto Stefani. Al suo posto, anzi, già da mesi i leghisti hanno pronto il nome di un’altra veneta, la senatrice Mara Bizzotto. A via Arenula le deleghe di Andrea Delmastro sono state suddivise tra il viceministro Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari e c’è chi è convinto che la situazione potrebbe rimanere così. Ma dentro Fratelli d’Italia l’opzione più gettonata resta quella di una sostituzione di Delmastro. Un sottosegretario potrebbe arrivare anche alla Cultura.

Indiscrezioni di stampa parlano di un upgrade per l’attuale capo della segreteria del Mic, Emanuele Merlino, che però potrebbe non spuntarla. Meglio un “politico”, si ragiona, magari del Sud, con riequilibrio geografico della squadra. Sullo sfondo rimane aperta la questione della Consob (sarebbero tramontate le chance del sottosegretario al Mef Federico Freni) che però, secondo alcuni nella maggioranza, potrebbe trovare soluzione a maggio quando sarà da rinnovare anche l’Antitrust.

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