Nella villetta di Gemonio le persiane sono quasi tutte chiuse, in strada i cronisti attendono e le forze dell’ordine presidiano la via. Dentro casa la famiglia, la moglie Manuela con i figli, accoglie poche persone quelle che sono rimaste sempre legate ad Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord morto a 84 anni.
Dal mattino presto fino al tardo pomeriggio si contano sulle dita di una mano le persone che varcano il cancello in ferro per portare le condoglianze alla famiglia. La parola d’ordine è “riservatezza”. Poi alle 18 quando il sole sta per tramontare e quando nessuno pensava di vederlo, arriva anche il leader della Lega Matteo Salvini che si intrattiene per un’ora e mezza con la famiglia del Senatur nelle villetta, in cui non tornava dal settembre del 2025. Un incontro, fa sapere poi, “emozionante”.
Il primo ad arrivare al mattino è Giancarlo Giorgetti, accolto all’arrivo da Renzo Bossi che lo abbraccia. Il ministro dell’Economia rimane nella residenza della famiglia Bossi per circa tre ore, c’è anche Marco Reguzzoni, ex capogruppo leghista alla Camera e candidato alle ultime elezioni europee per Forza Italia, a lungo considerato esponente del cosiddetto ‘cerchio magico’ del leader storico. Nel pomeriggio è la volta del governatore lombardo Attilio Fontana. Sono i duri e puri della Lega, la vecchia guardia, quelli che non hanno mai smesso di rivendicare il primato del Nord, così come voleva il fondatore del loro partito, quelli che gli sono rimasti vicini anche nei momenti difficili e di tensione col nuovo corso del Carroccio.
Gemonio, il piccolo paese in provincia di Varese, poco meno di 3mila abitanti, per un giorno torna ad essere la capitale della Lega, quella di un tempo, che sognava la secessione e il federalismo prima della svolta nazionale e sovranista impressa da Matteo Salvini. Niente camera ardente pubblica per il Senatur che verrà invece ricordato dal suo popolo a Pontida, luogo simbolo del partito che sul pratone ‘sacro’ si raduna ogni anno dal 1990 sotto la scritta ‘Padania Libera’ e al grido di ‘secessione’, una parola che però negli ultimi anni è stata scandita sempre meno. Inizialmente era girata la voce di esequie private poi la decisione di celebrare il funerale nel monastero di San Giacomo, in una cerimonia a cui parteciperanno tra gli altri, la premier Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini ma soprattutto il popolo della Lega che potrà salutare un’ultima volta il ‘Capo’.
“La famiglia volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega – scrive Renzo su Instagram – , ha deciso che i funerali di Umberto Bossi si terranno a Pontida”. Moglie e figli nel giorno del lutto hanno voluto la massima riservatezza e solo poche persone accanto. “Per tutti gli amici di Bossi l’appuntamento è domenica all’abbazia di Pontida – evidenzia Reguzzoni uscendo dalla villetta di Gemonio -. È il modo migliore per ricordare un grandissimo uomo”. Il fondatore della Lega era molto legato a Pontida, di cui era anche cittadino onorario, e a quella abbazia dove si ritrovarono i militanti in preghiera, con loro anche Silvio Berlusconi, quando il Senatur fu colpito da un ictus l’11 marzo 2004. Per lui dopo quel grave episodio la vita non è più stata la stessa, politicamente ma non solo. Anche in paese, a Gemonio, si ricordano di un prima e un dopo.
“Quando Bossi stava bene lo vedevamo più spesso in giro – racconta il gestore del bar accanto alla chiesa -. Poi lo abbiamo visto meno”. Il paese dove viveva e anche Varese oggi lo hanno ricordato con tanti striscioni, uno anche sotto casa con la scritta verde ‘Saremo per sempre i tuoi giovani padani’, un altro lungo quasi 5 metri a Varese, ‘Grazie capo, Padania libera’. Fuori dalla villetta di Gemonio arriva anche chi si presenta come “amico di famiglia”. “Il legame c’è, li conosco al di là della politica – dice Roberto che ha insegnato musica alla scuola Bosina di Varese, fondata negli anni ’90 dalla moglie di Bossi, Manuela Marrone -. Mio padre era amico di Umberto”. Ma anche lui rimane fuori e nessuno gli risponde al citofono.
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