Continua ad allargarsi la polemica per la mancata attribuzione di fondi pubblici da parte della Commissione del Mic al documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’, diretto da Simone Manetti, vincitore del Nastro della Legalità 2026 che ripercorre la vicenda del ricercatore italiano rapito, torturato, ucciso in Egitto nel 2016.
Mercoledì toccherà al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dare risposte sulla decisione presa dalla commissione, nel question time alla Camera dove risponderà alle interrogazioni sul caso di Partito democratico, Più Europa e Avs.
I dem, proprio nell’atto parlamentare, parlano di una scelta “soltanto politica”, evidenziando “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Ad evidenziare l’imbarazzo anche interno all’organismo, arrivano le dimissioni di due membri della Commissione dei contributi selettivi, il critico Paolo Mereghetti e il docente di cinema in varie università, e programmatore, Massimo Galimberti, che pure non erano parte della sottocommissione autrice del ‘verdetto’ sul documentario.
Mereghetti ha spiegato all’ANSA che “per coerenza” con i suoi giudizi espressi sul valore meritevole della pellicola, ha trovato necessario prendere le distanze dall’organo, mentre Galimberti, che lavorava da anni con il Ministero ha sentito “in questa fase una sorta di incompatibilità ambientale legata a vari fattori, nell’approccio alle procedure, nell’analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti”. Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi “l’arroganza e la faziosità del Ministero dei Beni Culturali che ha negato i fondi al documentario su Regeni si sta rivoltando contro lo stesso ministro che oggi vede dimettersi due autorevoli membri della commissione che decide a chi assegnare i finanziamenti”.
Entrambi, secondo Magi “hanno ritenuto di prendere le distanze da questa farsa pilotata politicamente che danneggia oltremodo il cinema e la cultura italiana”. Ma a reagire è anche il mondo del cinema: il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, Anac, Wgi, Air3, Aidac, Acmf ricorda di aver più volte sollecitato, “prima il ministro Sangiuliano e poi il ministro Giuli, affinché la nomina degli esperti avvenisse all’insegna della massima competenza e trasparenza. Oggi, pur riconoscendo la presenza di alcune figure di alto profilo, riteniamo che tali criteri non siano stati pienamente rispettati nella composizione complessiva della commissione”.
Il Coordinamento torna quindi a chiedere un confronto urgente con la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo “sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni”. Il movimento #siamoaititolidicoda, esprimendo “estrema preoccupazione” per le dimissioni dei due esperti chiede l’ immediato scioglimento della Commissione. “Queste defezioni non sono solo un atto di coerenza professionale, ma la pietra tombale sulla credibilità di un organismo ormai palesemente inadeguato” e, aggiunge, se lo Stato “arriva a finanziare con un milione di euro un progetto su Gigi D’Alessio mentre respinge opere di inchiesta e memoria, significa che abbiamo toccato il fondo”.
Intanto il documentario continua ad arrivare al pubblico, grazie alle iniziative organizzate negli Atenei italiani, per ricordare il ricercatore ucciso 10 anni fa. Si parte dall’Università Statale di Milano, dove è prevista il 13 aprile nell’aula magna dell’ateneo una proiezione speciale del docufilm. L’evento, che apre una serie di proiezioni in tutta Italia, è organizzato nell’ambito dell’iniziativa ‘Le Università per Giulio Regeni’, promossa dalla senatrice a vita e scienziata della Statale di Milano Elena Cattaneo. Sono coinvolte 76 università, 15mila persone per due mesi di incontri e proiezioni sulla libertà di ricerca.
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