L’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto va fermata subito. Non va concessa alcuna proroga, anche perché le proroghe sono vietate dalla Corte di Giustizia Europea. E’ questo il contenuto del ricorso presentato alla Corte d’appello di Milano dai legali degli 11 cittadini dell’associazione ‘Genitori Tarantini’, promotori dell’azione inibitoria che il 26 febbraio scorso ha portato il Tribunale lombardo ad ordinare all’acciaieria di adeguare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), altrimenti dovrà sospendere dal prossimo 24 agosto la produzione nell’area a caldo, sotto sequestro con facoltà d’uso dal 2012.
“Il Tribunale – spiega l’avv. Maurizio Striano, che assiste i ricorrenti con il collega Ascanio Amenduni – ha demolito la nuova Aia propagandata dal governo Meloni come la panacea di tutti i mali. Ma ha reso una motivazione contraddittoria sulla sospensione dell’attività produttiva. Anziché ordinare l’immediata sospensione di essa ha concesso un ‘termine di grazia’ che viola quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea e cioè che le proroghe sono illecite.
Abbiamo quindi impugnato la decisione con riguardo a questo termine concesso che è di 3 anni decorrenti dalla scadenza dell’ultima Aia (24 agosto 2023)”. Con l’impugnativa ora i ricorrenti chiedono la sospensione immediata degli impianti perché ritengono illegittima la concessione di qualsiasi termine. “Un altro motivo di impugnazione – spiega Striano – riguarda la ‘giustizia climatica’. Infatti il Tribunale di Milano ha respinto la nostra domanda di ordinare ai gestori l’abbattimento delle emissioni di CO2 che non sono tossiche, ma sono sicuramente nocive per gli effetti che hanno sul clima e, di conseguenza, sulla vita delle persone.
Le motivazioni del Tribunale non tengono in alcun conto le argomentazioni svolte in un parere pro veritate dal professor Carducci, massimo esperto in materia in Italia e non solo. Ora dovrà pronunziarsi la Corte di Appello di Milano. Speriamo che lo faccia in tempi brevi. La Corte sarà chiamata a decidere anche sulla impugnazione che hanno proposto i gestori. Il primo tempo lo abbiamo vinto noi, speriamo che nel secondo l’arbitro non si inventi qualche rigore inesistente”. E’ chiaro che la decisione del Tribunale di Milano ha un peso sulla trattativa di vendita del siderurgico al gruppo Flacks che sembra fiducioso e punta a completare entro e non oltre il 12 marzo prossimo la documentazione chiesta dai commissari straordinari dell’ex Ilva per chiudere la trattativa e puntare all’acquisizione dell’acciaieria entro fine mese.
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