Due lettere non datate, trovate nell’abitazione del padre di Sonia Bottacchiari, alimentano l’ipotesi che la donna scomparsa con i due figli adolescenti stesse attraversando “uno stato di profonda sofferenza”. A confermarlo è la Procura di Piacenza, che però invita alla massima prudenza e al riserbo investigativo. Le missive, rinvenute nella casa di Riccardo Bottacchiari, nonno dei ragazzi, sono già state acquisite dagli inquirenti.
Una sarebbe indirizzata ai figli, di 14 e 16 anni; l’altra conterrebbe riflessioni personali della donna sulla propria vita, “con passaggi molto delicati, intimi e preoccupanti”. La procuratrice Grazia Pradella ha parlato di una “situazione poco chiara” e di indagini “veramente difficili”, sottolineando che al momento non è possibile stabilire quando le missive siano state scritte. La Procura sta inoltre verificando autenticità, provenienza e contenuto dei documenti, definiti “abbastanza lunghi” e non si esclude che le indagini possano giungere a una svolta già dalle prossime ore.
Parallelamente prosegue senza sosta il piano di ricerca coordinato dalla Prefettura di Udine nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia, dove la donna potrebbe essersi diretta insieme con i figli e ai quattro cani di famiglia. Dopo un vertice in Prefettura è stato deciso di prorogare almeno per un’altra settimana le operazioni, ampliando il raggio d’azione fino a una ventina di chilometri e rafforzando il dispositivo con personale specializzato per ambienti impervi. Saranno impiegate unità cinofile per la ricerca di persone vive e squadre addestrate anche al ritrovamento di cadaveri.
“Non viene esclusa alcuna ipotesi”, ha spiegato il prefetto di Udine, Domenico Leone, precisando che il posto di comando avanzato resterà operativo almeno fino a lunedì prossimo. I cellulari della donna e dei figli, compreso un telefono di lavoro portato con sé da Bottacchiari, risultano ancora irraggiungibili. Del caso è stato informato anche il Centro internazionale interforze tra Italia, Austria e Slovenia, ma al momento le autorità slovene e austriache non hanno avviato ricerche autonome. L’associazione Penelope Fvg, che assiste il padre e i nonni paterni dei ragazzi, continua intanto a lanciare appelli. “Siamo focalizzati sulle ricerche e continuiamo a pensare positivo”, ha dichiarato la presidente Federica Obizzi, invitando Sonia e i figli “a farsi sentire”.
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