Il processo per il duplice femminicidio di Villa Pamphili, per il momento, si ferma. La Corte d’Assise di Roma ha infatti sospeso il procedimento nei confronti di Francis Kaufmann, l’americano accusato di aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda nel giugno scorso, disponendo il trasferimento dell’imputato in una struttura del Servizio Psichiatrico Ospedaliero di Diagnosi e Cura del Lazio sotto piantonamento continuo.
La decisione arriva dopo la perizia psichiatrica chiesta dalla difesa e al centro, nelle ultime settimane, di un duro scontro tra esperti, accusa e parti civili. I giudici hanno accolto la diagnosi di “disturbo psicotico acuto e transitorio”, ritenendo che la patologia incida temporaneamente sulla capacità dell’uomo di partecipare al processo.
Kaufmann resterà per almeno trenta giorni nella struttura sanitaria dove sarà sottoposto a cure e trattamento. Al termine del periodo i periti dovranno valutare nuovamente le sue condizioni psichiche e la sua capacità di stare in giudizio.
Nel provvedimento la Corte sottolinea che le esigenze terapeutiche dell’imputato possono essere soddisfatte “fermo il mantenimento dell’attuale regime custodiale”, attraverso il trasferimento in un luogo esterno di cura. Terminato il percorso di cura, i giudici prevedono il ripristino della custodia cautelare in carcere e una nuova valutazione dei periti sulla capacità dell’imputato di partecipare al processo. La vicenda aveva già acceso il confronto in aula durante l’udienza dello scorso 13 aprile, interamente dedicata ai risultati della perizia.
I consulenti nominati dalla Corte avevano descritto Kaufmann come un soggetto affetto da un disturbo psicotico, parlando di “incapacità temporanea” a sostenere il processo e indicando la necessità di una terapia farmacologica di almeno un mese. Di tutt’altro avviso la procura e i consulenti delle parti civili. L’accusa aveva infatti precisato che il comportamento dell’imputato sarebbe stato invece “manipolatorio”, con presunti deliri messi in scena per rallentare o bloccare il procedimento.
Anche la psicologa forense Roberta Bruzzone aveva sostenuto che Kaufmann fosse consapevole della gravità dei fatti contestati. Ora la decisione dei giudici segna una pausa obbligata in uno dei processi più delicati dell’ultimo anno. Una sospensione che non chiude il caso, ma rinvia il ritorno in aula all’esito delle nuove valutazioni cliniche sull’imputato.
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