Conte e Schlein in campo per le primarie, Salis si sfila

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    La sfida delle primarie inizia già a prendere forma. A contendersi la leadership del centrosinistra saranno Elly Schlein e Giuseppe Conte. La segretaria del Pd aveva dato la sua disponibilità da tempo. Il presidente del M5s l’ha palesata all’indomani della vittoria dei No al referendum sulla giustizia.

    Oltre a loro, ci sono Ernesto Maria Ruffini, leader del movimento di ispirazione ulivista “Più uno”, e un esponente ancora da individuare del progetto civico guidato dall’assessore a Roma Alessandro Onorato.

    Intanto loro. Per dei nomi che via via si aggiungono alla lista, altri si stanno sfilando. La prima è la sindaca di Genova Silvia Salis che, negli ultimi tempi, era stata spesso tirata in ballo come papabile concorrente.

    E poi c’è il “no grazie” di Azione: “Non è il nostro campo di gioco – ha detto il vicesegretario Ettore Rosato – Come non ci riguardano gli assetti del centrodestra”. Altri punti fermi non ce ne sono. Anche perché, il via libera di Conte alle primarie, arrivato nelle ore dei festeggiamenti per l’esito del referendum, ha colto molti alleati di sorpresa. E ha creato anche malumori. Perché l’obiettivo era quello di coltivare il più a lungo possibile l’entusiasmo per la vittoria, come abbrivio naturale della campagna elettorale per le politiche del 2027. Mentre il lancio delle primarie – è il ragionamento – rischia di far spostare subito l’attenzione sulla contesa interna al centrosinistra.

    Perché la posta in gioco è alta: la scelta di chi sfiderà Giorgia Meloni per la conquista di Palazzo Chigi. “Ancora stiamo capendo e approfondendo le dimensioni e le sfaccettature della splendida vittoria nel referendum – ha detto Paolo Ciani, eletto col Pd e vicecapogruppo alla Camera – e già c’è chi si lancia nel gioco delle presunte primarie”.

    Un umore che sta dietro anche alle accoglienze fredde degli altri alleati. “Nel momento in cui si vince in maniera così clamorosa il referendum, con una mobilitazione storica – ha detto Angelo Bonelli di Avs – l’aspettativa non è sulle primarie, ma su come cambiamo l’Italia. Prima di tutto dobbiamo dire qual è la prospettiva, non chi sia il leader”.

    E infatti anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha chiesto subito l’apertura del tavolo per il programma: “Le primarie sono uno strumento che deve arrivare alla fine”. Sia come sia, il pronostico più diffuso fissa la data della consultazione in autunno: il M5s chiuderà ad agosto la fase di ascolto dei simpatizzanti. Subito dopo si dovrà aprire il confronto sul programma con le altre forze. E poi ci saranno le primarie.

    L’altro tema è la modalità del voto. Si va verso primarie aperte anche ai non iscritti ai partiti: Conte le ha chieste esplicitamente e Schlein è diventata segretaria proprio grazie a quel tipo di consultazione (nei soli circoli aveva vinto Stefano Bonaccini). E’ probabile che si parli di voto anche on line. Di nuovo: il M5s ce l’ha nel dna ed era previsto anche quando Schlein ha conquistato il Nazareno. Intanto, il dibattito è sul metodo.

    Le primarie sono “uno sbaglio – ha detto Salis – bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”. E poi, lapidaria: “Sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare”. Nei giorni scorsi, anche il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, si è tirato fuori. Magi, però, invita alla cautela: “Aspettiamo l’evoluzione della nuova legge elettorale”. Perché le primarie saranno praticamente necessarie solo se passa.

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