Contatti con un malato di Ebola, torna dal Congo una chirurga

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    E’ in arrivo dall’Africa l’operatrice sanitaria che nella Repubblica Democratica del Congo aveva operato una persona poi risultata positiva al virus. E’ una chirurga di Medici Senza Frontiere per la quale è stato predisposto un rientro all’insegna della massima sicurezza. Non ha sintomi ma, come rileva il ministero della Salute, sono “necessarie la quarantena e la sorveglianza attiva”.

    La donna sarà quindi in isolamento per 21 giorni all’Istituto Spallanzani di Roma.
 La dottoressa aveva operato d’urgenza a un bambino con una ferita da arma da fuoco e successivamente risultato infetto dal virus Ebola nel centro di salute di Salamat, nella provincia dell’Ituri, dove gli scontri tra gruppi armati non statali e forze governative si sono intensificati, causando lo sfollamento interno di quasi un milione di persone. Proprio il mix di guerre e povertà alimenta l’epidemia in corso, che secondo Save the Children “si sta diffondendo a velocità terrificante” e miete vittime soprattutto tra i più piccoli, tanto che “almeno il 25% dei decessi confermati riguarda minori”.

    E verso la guerra arriva il grido d’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus che chiede “un cessate il fuoco immediato per contenere questa epidemia e consentirci un accesso sicuro ai sanitari”. I continui scontri, aggiunge, “stanno causando sfollamenti di massa, spingendo i contatti esposti in campi sovraffollati e interrompendo i corridoi di contenimento”. L’Uganda, intanto, chiude i confini con la Repubblica Democratica del Congo, dove il virus ha già fatto registrare circa mille casi sospetti. Proprio dall’Uganda erano rientrati in Italia, con febbre, vomito e diarrea, i due cooperanti italiani della provincia di Como: in isolamento all’ospedale Sacco di Milano, sono però risultati negativi al test. Resta invece ricoverato allo Charité di Berlino un medico americano che ha contratto l’Ebola in Congo. Inizialmente molto debilitato, ha risposto bene alle cure e le sue condizioni si sono stabilizzate.
 Si ritiene che per l’Europa il virus Ebola rappresenti un rischio “molto basso”, come rileva il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

    Contro il Bundibugyo, osserva, “non esistono al momento vaccini autorizzati né trattamenti specifici”. Intanto i voli restano gli attenzionati speciali, con l’Agenzia aeronautica delle Nazioni Unite (Icao) che esorta i governi e le compagnie aeree a seguire scrupolosamente le linee guida emanate in seguito alla pandemia di Covid-19. “Tutte le persone che arrivano da zone ad alto rischio e che hanno avuto contatti con soggetti positivi vengono tracciate e messe sotto sorveglianza. Ci sono procedure e protocolli che hanno dimostrato di funzionare”, chiarisce Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità e professore emerito di malattie infettive all’Università di Roma Tor Vergata. “Se pure dovesse esserci un caso in Italia, difficilmente causerebbe un focolaio. Non siamo di fronte a un evento pandemico. La malattia, infatti, – prosegue – si trasmette da persone con sintomi e qQuesto rende più facile isolare i malati”. Quanto alla capacità di individuare il virus, “abbiamo test efficaci” e, anche se Bundibugyo è un ceppo meno frequente di altri, “è la terza volta che si presenta e il genoma è noto”.

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