“Gli indicatori stanno talmente tanto procedendo verso il negativo che, se non si ferma al più presto questa guerra, se non si fermano i suoi impatti, rischiamo di precipitare molto rapidamente in uno scenario che è quello di stagnazione, per ora, se non qualcosa di peggiore”, avverte il direttore del centro studi di Confindustria, Alessandro Fontana: “Se superiamo l’estate così”, senza uno stop alla guerra ed una riapertura dello stretto di Hormuz, “ci avvicineremo molto allo scenario recessivo” dice commentando con l’ANSA, dal Festival dell’Economia di Trento, l’ultimo aggiornamento su congiuntura economica e previsioni degli economisti di viale dell’Astronomia.
“Lo scenario continua a deteriorarsi”, avverte il rapporto mensile ‘flash’ del centro studi dell’associazione degli industriali: “Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz”, e “con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del Pnrr”. Intanto, dall’Istat, arrivano segnali preoccupanti sulla produzione nelle costruzioni, che a marzo registra il quinto calo consecutivo scendendo al livello più basso da agosto dello scorso anno. Nel primo trimestre la flessione è del 2% rispetto al trimestre precedente. Il capoeconomista di Confindustria, Alessandro Fontana, richiama le previsioni economiche di primavera, diffuse a marzo dal centro studi, che per l’Italia hanno delineato tre diversi scenari, dal rallentamento, alla stagnazione, alla recessione, via via in peggioramento in base alla durata della guerra. Con giugno arriviamo al secondo: rischio di crescita zero. “Tutti gli indicatori – spiega – vanno esattamente come ci aspettavamo, tutti quanti in negativo: fiducia, tassi di interesse, investimenti, consumi… Vediamo anche qualche segnale positivo: è quello dell’export, perché le imprese sono brave a individuare altri mercati di destinazione. Per il resto, al momento non si vedono altri segnali positivi”.
Il centro studi di Confindustria ha diffuso anche un approfondimento sull’attuazione del piano di investimenti del Pnrr, “cruciale per la crescita”: rileva che “lo stato di avanzamento finanziario del piano è elevato”, con l’Italia “tra i migliori”, ma avverte che per l’attuazione in concreto dei progetti “i prossimi mesi sono decisivi”, e quanto alle attese a lungo termine evidenzia: “Restano deboli gli strumenti per valutare gli outcome effettivi e gli impatti strutturali su Pil, produttività, qualità dei servizi pubblici, divari territoriali e sociali. La fase finale del piano, quindi, sarà decisiva anche per verificare la capacità delle misure realizzate di produrre risultati duraturi in termini di crescita economica”. Il Pnrr sta sostenendo la crescita ma “con l’estate finirà anche quello. Quindi – evidenzia Fontana -, è un altro elemento di grossa preoccupazione. Ancora adesso ci sta dando un po’ di sostegno, però quando finisce abbiamo finito”. L’intervento del capoeconomista di Confindustria al Festival dell’Economia, organizzato dal gruppo Il Sole 24 Ore e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, è sull’impatto dei dazi: “Avviare una guerra commerciale è soltanto autodistruzione”, avverte riferendosi alla cautela dell’Europa rispetto alle tentazioni di rispondere con forti ritorsioni gli attacchi di Trump. Al momento non si vede un impatto dei dazi Usa sull’export italiano verso gli Stati Uniti, in Italia “qualche impatto c’è soprattutto dal punto di vista della riorganizzazione della produzione: probabilmente il processo si sta muovendo sotto traccia, c’è un riassetto”.
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