Cautela di Meloni sulle basi, no agli Usa nel rispetto dei trattati

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    La notizia era riservata e, con ogni probabilità, tale doveva rimanere per Giorgia Meloni. Nel fine settimana più complesso da quando è a Palazzo Chigi, ha dovuto anche gestire il caso dello stop ai bombardieri americani nella base di Sigonella. Una decisione presa nella notte da venerdì e sabato dalla premier e concordata con il ministro della Difesa Guido Crosetto, precisano da Palazzo Chigi, in una giornata in cui si accavallano voci e ricostruzioni non sempre allineate. E in cui arriva anche l’annuncio che Meloni riferirà al Parlamento giovedì 9 aprile sulle prospettive dell’esecutivo, 17 giorni dopo aver perso il referendum sulla giustizia.

    Le opposizioni lo chiedevano da sabato scorso, e la premier lo aveva già deciso, assicurano i suoi, alla vigilia della capigruppo del Senato che ha calendarizzato l’appuntamento, inizialmente fissato per il 10 (però c’è la festa della Polizia) e poi anticipato di un giorno. Una mossa, spiegano da Palazzo Chigi, per “chiarire una volta per tutte che il governo continua a lavorare anche dopo il referendum” e illustrare “i provvedimenti su cui è quotidianamente impegnato”. Non saranno comunicazioni (scelta voluta per non drammatizzare il momento) e non è previsto un voto di Senato e Camera. Ma sarà un passaggio cruciale, in cui sarà inevitabile affrontare il tema delle basi militari americane. La tempistica con cui è uscita la notizia, rimasta riservata tre giorni, avrebbe creato qualche sorpresa a Palazzo Chigi. Lo stop ai bombardieri Usa è stato inizialmente presentato come una decisione di Crosetto. E ciò ha alimentato le voci di un rapporto non più allineato fra Meloni e il ministro. Ma tra i due, viene assicurato, non c’è alcun problema.

    La nota di Palazzo Chigi non fornisce dettagli sull’episodio, accaduto alle 3 del mattino di sabato. Per alcune ricostruzioni sarebbe stato un semplice errore nel piano di volo fornito dagli americani. Secondo quelle ufficiose, una richiesta di atterraggio a Sigonella che andava oltre quanto previsto dai trattati bilaterali, a cui il governo ha risposto ‘No’. Non c’era tempo, si sottolinea, per coinvolgere il Parlamento come aveva assicurato di fare la premier in questi casi nelle sue ultime comunicazioni a Camera e Senato. Nel giro di poche ore è stato avvertito il Quirinale, a cui è stato spiegato che l’Italia ha fatto rispettare le regole di ingaggio previste dagli accordi. Su queste decisioni, comunque, non è richiesto l’assenso del presidente della Repubblica.

    Di certo la nota di Palazzo Chigi non contiene una posizione definitiva rispetto alle richieste di Washington (da valutare “caso per caso”) che vanno oltre i trattati bilaterali, rimarca i “solidi” rapporti con gli Usa e non entra nel merito delle missioni per cui i bombardieri vengono impiegati. Ossia la guerra all’Iran. Non è in questo comunicato che si può rintracciare un cambio di postura verso Donald Trump. È decisamente meno esplicito di quella con cui domenica Meloni ha voluto condannare il divieto imposto dalle autorità israeliane al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro. L’alleanza con Trump non è in discussione ma, quando si tratta di leggere le sue mosse, ai piani alti del governo si registra incertezza. Il rilancio di Meloni sembra passare anche per un tentativo di ritarare l’equilibrismo nei rapporti con chi ha infiammato il Medio Oriente. Una sorta di strategia di tamponamento alla luce di analisi secondo cui al referendum avrebbe pagato anche la percezione di accondiscendenza verso Washington. Quella crisi preoccupa Palazzo Chigi soprattutto per gli effetti economici. Il taglio delle accise scadrà il 7 aprile, e in lavorazione ci sono un nuovo intervento sui carburanti e misure per le imprese. Ma le risorse scarseggiano. Si attendono i dati Istat della prossima settimana, cruciali per capire se l’Italia potrà uscire dalla procedura Ue d’infrazione. È la chiave per poter immaginare una manovra, l’ultima prima delle elezioni, meno rigida delle precedenti. È in questo scenario che la premier prepara la nuova fase, per archiviare le ipotesi di voto anticipato e di un rimpasto che porterebbe a un Meloni bis. Resta da capire se si presenterà in Parlamento con il nuovo ministro del Turismo e il nuovo sottosegretario alla Giustizia.

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