I comuni italiani sono ancora indietro sull’eliminazione delle barriere architettoniche. A ben 40 anni dalla legge 41 del 1986, solo un capoluogo di provincia su tre – 43 su 118, pari al 36,4% – si è infatti dotato del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) previsto dalla normativa.
Mentre 16 amministrazioni (il 13,6%) hanno un piano non ancora approvato, in 25 (21,2%) è in fase di realizzazione e 34 comuni, il 28,8%, risultano senza piano o con informazioni insufficienti. E’ quanto emerge da una ricerca sui Peba condotta dall’Associazione Luca Coscioni, che non ha potuto prendere in considerazione il comune di Roma, dove la competenza è in carico ai 15 municipi: solo 4, infatti, hanno risposto, ma nessuno di essi si è ancora adeguato. Dei 43 Comuni che hanno approvato un Peba, 7, tra cui Firenze, si trovano in Toscana, 5 in Emilia-Romagna, e altrettanti in Lombardia tra cui Milano.
Tra le città che hanno approvato il piano, oltre a Firenze e Milano, ci sono L’Aquila, Potenza, Campobasso, Trento e Venezia. Per quanto riguarda i 34 Comuni che risultano senza Peba o con informazioni non reperibili/insufficienti, 7 sono in Sardegna tra cui Cagliari, 4 in Calabria tra cui Catanzaro, Lombardia e Sicilia. Tra queste amministrazioni ci sono Catanzaro, Napoli, Bari e Cagliari. “A quarant’anni dalla legge istitutiva dei Peba – dichiara Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni sui diritti delle persone con disabilità – l’Italia è ancora drammaticamente indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali. Non stiamo parlando di un dettaglio tecnico, ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità”.
L’Associazione continuerà a operare non solo perché venga rispettata la legge, ma anche perché il tema dell’accessibilità si imponga finalmente come una questione culturale, prima ancora che amministrativa. “È impressionante constatare – aggiunge – come ancora oggi nuove costruzioni ignorino principi basilari di progettazione inclusiva. Ci auguriamo di non dover aspettare altri quarant’anni perché l’accessibilità diventi una realtà effettiva e non solo un obbligo scritto sulla carta”.
“In questi anni – dichiara Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e legale che segue le iniziative dell’Associazione sull’accessibilità – abbiamo affrontato casi concreti di discriminazione. La giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei Peba non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti. Possiamo dirlo con chiarezza: grazie alle nostre iniziative si è costruito un vero e proprio diritto ai Peba, come dimostrano i provvedimenti emessi dai Tribunali, sia in sede civile che amministrativa, con i quali i Comuni di Catania, Santa Marinella e Pomezia, sono stati condannati ad adottare il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche in tempi certi”.
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