Appropriazione indebita, riciclaggio, riscossione impropria di affitti. Il vescovo caldeo di San Diego, negli Stati Uniti, secondo le accuse a suo carico ha dilapidato parecchie migliaia di dollari della sua cattedrale. E ai reati finanziari si aggiungerebbe un comportamento personale poco consono ad un presule: sempre secondo notizie diffuse dagli investigatori avrebbe avuto un conto cointestato con una donna, con la quale avrebbe una relazione.
Si parla anche – sempre nelle carte giudiziarie – della frequentazione d una casa per appuntamenti a Tijuana in Messico. E’ il vescovo caldeo dell’eparchia di Saint Peter the Apostle di San Diego dei Caldei negli Stati Uniti, mons. Emanuel Hana Shaleta, che oggi è stato messo alla porta da Papa Leone XIV. Nel linguaggio ufficiale del Vaticano il Pontefice “ha accettato la sua rinuncia” che era stata presentata a febbraio, come comunica oggi la Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Shaleta, nato nel 1956 nel nord dell’Iraq, guidava la diocesi dal 2017. Negli ultimi anni le notizie degli scandali finanziari che avevano portato ad una investigazione da parte della Santa Sede parallela a quella delle autorità civili. Il 5 marzo era stato arrestato all’aeroporto internazionale di San Diego mentre cercava di lasciare gli Stati Uniti. Il vescovo si proclama “innocente”. Leone XIV intanto ha nominato amministratore apostolico di Saint Peter mons. Saad Hanna Sirop. Dalla Chiesa caldea arriva oggi la notizia anche di un’altra dimissione, quella del Patriarca di Baghdad, il cardinale Louis Raphael Sako. Era stato lui ad accogliere Papa Francesco nella sua storica visita in Iraq nel marzo del 2021. Sako, 77 anni, ha guidato la Chiesa in Iraq nei difficili anni della persecuzione dei cristiani da parte dell’Isis.
A spiegare la ragione delle dimissioni è lui stesso in una lettera: “Due anni fa, quando ho compiuto 75 anni, ho iniziato a pensare di presentare le mie dimissioni, e ne avevo già parlato con il defunto Papa Francesco, ma lui mi ha incoraggiato a rimanere. Ieri mattina, 9 marzo 2026, ho deciso, in piena libertà, di presentarle a Sua Santità Papa Leone XIV, per potermi dedicare in silenzio alla preghiera, alla scrittura e al semplice servizio”. Ma è possibile che lo scandalo consumato da un suo vescovo negli Stati Uniti abbia pesato su questa decisione. Nella lettera pubblicata sul sito del Patriarcato caldeo, Sako tiene infatti a precisare di non possedere nulla, né una casa né un auto. Rende noto anche quanto ha sul conto personale tra dinari iracheni, dollari Usa ed euro, “frutto del servizio di 52 anni di sacerdozio e un’altra somma che è la mia parte della vendita della casa di famiglia a Mosul”.
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