Prima le telecamere esterne della base messe fuori uso o distrutte, poi gli spari di avvertimento mercoledì scorso, con il proiettile caduto a un metro di distanza. In queste ore, invece, due veicoli forse speronati dai carri armati. L’escalation del conflitto nel sud del Libano, con l’avanzata delle forze di difesa israeliane, torna a coinvolgere i caschi blu italiani di Unifil, per fortuna anche stavolta senza alcun ferito.
L’ultimo episodio arriva alla vigilia della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani a Beirut: in due diversi episodi, i soldati dell’Idf su un carro armato Merkava sono entrati in contatto con i veicoli italiani della forza Onu – un lince e un autocarro logistico – dopo aver bloccato una strada a Bayada (sud ovest del Paese) che viene generalmente utilizzata per accedere alle posizioni dell’Unifil. In entrambe le occasioni il convoglio dei soldati italiani stava avanzando quando i militari israeliani si sarebbero interposti con i propri mezzi corazzati. In un caso – secondo Unifil – sarebbero stati causati danni significativi al mezzzo italiano. Dal governo parlano invece di una questione di natura minore, rispetto a quanto accaduto mercoledì scorso e di danni di lieve entità. Dal contingente italiano Unifil viene inoltre precisato che “alla luce degli elementi disponibili, entrambi gli eventi risultano avvenuti durante manovre dei mezzi e non trovano riscontro le ricostruzioni che parlano di ‘speronamenti’ o di danni significativi. Entrambi gli episodi sono attualmente oggetto di approfondimenti da parte della missione per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti”.
Appare certo però che non si può parlare di casualità. Negli ultimi dieci giorni la situazione è decisamente peggiorata.
Dall’inizio di aprile, l’Idf ha distrutto le telecamere di protezione dei caschi blu nel quartier generale dell’Unifil a Naqoura – dove opera il contingente italiano – e in altre cinque posizioni lungo la Blue Line, da Ras Naqoura a Maroun ar Ras.
Nelle ultime ore gli stessi militari hanno anche spruzzato vernice sulle finestre del cancello di accesso pedonale del quartier generale, negando la visibilità del perimetro esterno.
Emergono poi altri dettagli sull’episodio dello scorso 8 aprile, quando sono stati sparati dalle forze israeliane dei ‘colpi di avvertimento’, colpendo e danneggiando veicoli dell’Unifil chiaramente identificabili. In un caso, un proiettile è finito a un metro di distanza da un peacekeeper che era sceso dal proprio veicolo. Per quell’episodio – definito “del tutto inaccettabile” dalla premier Giorgia Meloni – il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva subito convocato l’ambasciatore israeliano.
A protestare sulla vicenda dei carri armati Merkava è invece ancora Unifil: “Queste azioni – spiega la forza Onu – sono in contrasto con gli obblighi di Israele ai sensi della Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza e con il requisito di garantire in ogni momento la sicurezza e l’incolumità dei peacekeeper, nonché la loro libertà di movimento. Esse ostacolano la capacità dei peacekeeper di riferire le violazioni sul terreno da entrambe le parti. I peacekeeper rimarranno nelle loro posizioni e continueranno a riportare in modo imparziale al Consiglio di Sicurezza le violazioni che osserviamo”.
Proprio in queste ore il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha visitato le truppe israeliane nel Libano meridionale, insieme al ministro della Difesa e al capo di Stato Maggiore. “La guerra continua, anche all’interno della zona di sicurezza in Libano. I nostri nemici – l’Iran e l’Asse del Male – volevano distruggerci, e ora stanno combattendo per la propria sopravvivenza”, ha detto Netanyahu. E a Gerusalemme, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha pregato sul Monte del Tempio affermando in un video: “Oggi mi sento il padrone di casa”, aggiungendo: “continuo a sollecitare il primo ministro a fare sempre di più. Dobbiamo andare ancora oltre, sempre più in alto”.
Nelle prossime ore è previsto invece a Beirut l’arrivo del ministro degli Esteri Antonio Tajani, per una serie di incontri istituzionali, tra cui quello con il presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun. Si tratta di eventi che coincidono con il rinnovo del Memorandum sulla cooperazione militare Italia-Israele, sul quale si oppone il leader M5s Giuseppe Conte: “È un accordo – dice – che il governo Meloni avrebbe comunque pot
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