‘Almeno 31 le persone morte nel terremoto nelle Filippine’

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    Un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito le Filippine meridionali. Il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC), gestito dalla National Oceanic and Atmospheric Administration ha emesso un’allerta tsunami. Il sisma si è verificato a una profondità di 35 chilometri (10 miglia) dalla costa dell’isola di Mindanao, ha precisato l’US Geological Survey, innescando un allarme tsunami per il Pacifico. Il Pacific Tsunami Warning Center (PTCW) ha avvertito che onde di tsunami erano possibili “entro le prossime tre ore” lungo le coste delle Filippine, dell’Indonesia, di Taiwan e fino al Giappone.

    Il terremoto “ha ucciso almeno 31 persone”: lo affermano le autorità provinciali, dopo che Rene Punzalan, responsabile della gestione delle emergenze nella provincia di Sarangani, ha detto che “solo nel comune di Glan sono morte 14 persone a causa di una frana che ha seppellito le loro case ai piedi di una montagna”. Le autorità per la gestione delle catastrofi affermano che “almeno una decina di persone risultano ancora disperse, mentre 134 sono rimaste ferite”.

    Secondo lo United States Geological Survey, una serie di potenti scosse di assestamento ha dopo colpito la zona. La più forte era di magnitudo 6.5 sulla scala Richter. Video pubblicati sui social media e verificati dall’Afp mostravano un centro commerciale con un fast food Jollibee ridotto in macerie a General Santos.

    La polizia ha segnalato, secondo quanto riporta l’Afp anche il crollo di numerosi edifici. “Molti edifici sono stati colpiti, ma non posso elencarli ora perché siamo impegnati nelle operazioni di soccorso in corso”, ha dichiarato il sergente maggiore Robert Dagon della polizia di General Santos City. “Diversi edifici sono crollati. Anche alcune case sono crollate”. 

    ‘Il terremoto è stato generato dallo scivolamento di due placche

    Il terremoto di magnitudo 7.8 avvenuto nelle Filippine meridionali, alle 01:37 ora italiana, è stato generato dallo scivolamento della placca sull’delle Filippine quella della Sonda, a una profondità compresa fra 50 e 60 chilometri. “Le analisi preliminari indicano un ‘meccanismo inverso’ tipico delle zone di subduzione”, ha detto all’ANSA il sismologo Fabrizio Romano, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il sisma, ha aggiunto, ha generato uno tsunami con onde con ampiezza tra 80 e 150 centimetri. “Le Filippine sono una delle zone più attive al mondo dal punto di vista sismico: vi sono molto zone di subduzione e lo scenario è reso più complesso dalla presenza anche di varie piccole placche”, ha aggiunto il sismologo. Il terremoto principale è stato seguito da altre forti scosse, la più forte delle quali di magnitudo 6.5. “Ma l’evento non si è registrato lungo l’interfaccia di subduzione, ovvero non lungo la superficie dove le due placche scorrono una sull’altra, ma è avvenuto intraplacca, quindi è all’interno della placca, questo spiegherebbe forse anche la profondità piuttosto elevata”. Data la magnitudo elevata e la localizzazione sottomarina, è subito stata diramata l’allerta tsunami e, ha proseguito Romano, le “generazione di un’onda di maremoto è stata confermata dalle rilevazioni strumentali effettuate dai mareografi distribuiti nell’area del Pacifico e lungo le coste di Mindanao”. Gli strumenti hanno segnalato variazioni del livello del mare contenute, ma significative: “un’ampiezza dell’onda compresa tra gli 80 centimetri e il metro e mezzo”. Tuttavia, non si segnalano grossi danni dovuti allo tsunami e l’allerta è stata poi ritirata. “Difficile prevedere quale potrà essere l’evoluzione di questa sequenza, ma sappiamo – ha concluso Romano – che tutta l’area è soggetta a una sovrapposizione di rischi naturali che includono non solo l’attività sismica e vulcanica, ma anche fenomeni climatici estremi”.

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