“Non è come il Covid. Non prevediamo una grande epidemia, né una pandemia”. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) osserva con grande attenzione il focolaio di hantavirus che si è sviluppato sulla nave da crociera MV Hondius in viaggio nell’Atlantico, che ha causato finora tre decessi – una coppia olandese e una donna tedesca -, e otto contagiati, cinque dei quali confermati dall’Oms.
Ulteriori infezioni sono possibili, hanno avvertito gli esperti dell’Oms riuniti a Ginevra in un nuovo aggiornamento della situazione, precisando che sebbene il focolaio di Hantavirus rappresenti una grave situazione di salute pubblica e deve essere gestito con cautela date le sue caratteristiche, rimane per lo più contenuto e il rischio complessivo per la popolazione generale resta basso.
Inoltre – segnalano – il periodo di incubazione del virus può arrivare fino a sei settimane. In questa fase resta prioritario tracciare una mappa dei contatti che hanno avuto le persone contagiate e i loro spostamenti, con le autorità sanitarie di quattro continenti che stanno monitorando i passeggeri sbarcati, almeno 29 passeggeri di 12 nazionalità hanno lasciato la nave il 24 aprile, mentre la Hondius, a bordo della quale da oggi “nessuno presenta sintomi”, prosegue il suo viaggio verso le Canarie dove è attesa con inquietudine e con le proteste dei portuali. L’evento rievoca brutti ricordi, a sei anni di distanza dal primo caso di Covid-19 segnalato nell’arcipelago spagnolo.
Tra i contagiati due sono stati trasferiti nei Paesi Bassi, nei centri medici di Leida e Nimega, mentre desta preoccupazione il caso di un’assistente di volo della compagnia aerea Klm sottoposta a test dopo aver manifestato sintomi lievi. La donna, ricoverata in ospedale ad Amsterdam, era stata in contatto con la passeggera olandese fatta scendere prima del decollo dall’aereo su cui aveva cercato di imbarcarsi il 25 aprile per lasciare Johannesburg verso Amsterdam e poi deceduta. Un danese invece, rientrato a casa asintomatico, si è posto in autoisolamento. Lo stesso è stato chiesto anche a due persone nel Regno Unito. Cresce il timore anche sull’isola di Sant’Elena, dove 29 passeggeri sono sbarcati dalla nave il 24 aprile scorso, secondo la compagnia di crociere. Tra loro anche un videomaker turco, Ruhi Cenet, che ha raccontato della comunicazione fatta ai passeggeri dal capitano della nave dopo la morte di una persona l’11 aprile scorso.
L’ufficiale spiegò che si trattava di un “decesso dovuto a cause naturali”, con l’equipaggio che non “prese in considerazione la possibilità di una malattia così contagiosa”. Il primo passeggero a cui è stata confermata l’infezione durante questa crociera è un britannico di 69 anni. L’uomo si era consultato con il medico di bordo il 24 aprile, prima di essere sbarcato il 27 aprile sull’isola di Ascensione (Regno Unito) in mezzo all’Oceano Atlantico e successivamente trasferito a Johannesburg. Secondo l’Oms, è risultato positivo al test il 2 maggio. Anche un passeggero svizzero, ricoverato in un ospedale a Zurigo, che aveva lasciato la nave a Sant’Elena, è poi risultato positivo all’hantavirus il 5 maggio. Ieri altri tre casi sospetti sono stati sbarcati dalla Hondius a Capo Verde: due membri dell’equipaggio, uno britannico e uno olandese, che presentavano sintomi e sono stati poi trasferiti con voli sanitari da Praia. Due residenti di Singapore, entrambi a bordo della crociera, sono intanto stati isolati in attesa del test per l’hantavirus.
E se il Cile esclude che la coppia olandese che rappresenta il ‘caso indice’ del focolaio di hantavirus a bordo della nave da crociera abbia contratto l’infezione nel suo territorio, c’è chi sostiene che il possibile serbatoio del ceppo andino dell’hantavirus risieda in una discarica a cielo aperto all’entrata di Ushuaia – nella provincia argentina della Terra del Fuoco – nei dintorni della quale è frequente la presenza di appassionati di birdwatching.
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