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Addio a Oscar Schmidt, ‘Mano santa’ del basket e bandiera di Caserta

Nessun uomo, prima di Oscar Schmidt, aveva segnato così tanto la pallacanestro italiana venendo dall’estero; nessuno lo ha più fatto in seguito. Gli anni Ottanta della Serie A di basket furono teatro delle sue prestazioni torrenziali, una valanga di punti messa a referto ogni domenica. In Brasile gli avevano trovato il soprannome, non a caso, di ‘Mano Santa’, e con questo passaporto lusinghiero si presentava sui parquet di tutto il mondo.

In Brasile, ora, lo piangono, così come lo piange Caserta, città d’adozione, di cui era diventato bandiera in campo prima e cittadino onorario poi. La leggenda del basket è morta in ospedale a Santana de Parnaíba, nello stato di San Paolo. Aveva 68 anni e alle spalle una lunghissima convivenza con un tumore al cervello; l’ultimo ricovero non è bastato. A 21 anni il suo primo exploit, quando con il Sirio vinse la Coppa intercontinentale battendo le grandi d’Europa. Un momento che ‘Boscia’ Tanjevic, che lo chiese come acquisto appena approdato sulla panchina della Juvecaserta, aveva ben impresso in mente. Oscar ripagò l’investimento, andando anche oltre le aspettative: a suon di retine che si muovevano, divenne il più grande marcatore di sempre del campionato, con 13.957 punti. Fu superato da Antonello Riva, ma il suo primato rimane intatto tra i giocatori stranieri. In Campania sfiorò spesso successi eclatanti, raggiungendo due finali scudetto, una di Coppa Korac e una – storica – di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Drazen Petrovic.

I tifosi casertani esultarono per una Coppa Italia, ed esultarono l’anno dopo la partenza di Oscar per il primo e unico scudetto della loro storia. Un titolo non suo, ma fu grazie al suo traino che la squadra crebbe fino ad affermarsi tra le grandi d’Italia in quel periodo: la sua leggendaria maglia, la numero 18, è stata da tempo ritirata. In patria, il suo lascito è ancora più grande. Con la nazionale verdeoro vinse tre campionati sudamericani e un Panamericano, oltre al bronzo ai Mondiali del 1978, e giocò addirittura cinque Olimpiadi. Nella competizione a cinque cerchi la sua ‘mano santa’ è ancora insuperata: nessuno ha mai segnato più punti di lui nella storia dei Giochi, né in totale (1.093), né in una singola partita. Solo Luka Doncic, di recente, ci si è avvicinato, ma i suoi 55 punti messi a referto contro la Spagna a Seul resisteranno ancora, almeno fino a Los Angeles.

E, negli annali, resisterà la sua storia, sicura negli archivi della Hall of Fame della Fiba e di quella della Nba – anche se non aveva mai giocato negli States. “Oscar non è stato soltanto un campione straordinario: è stato emozione pura, passione travolgente, talento infinito – ha scritto la Juvecaserta nel suo comunicato -. Con i suoi tiri impossibili, il suo carisma e il suo amore sconfinato per questo sport, ha fatto sognare generazioni di tifosi, lasciando un segno indelebile a Caserta ed ovunque abbia giocato. Chi ha avuto la fortuna di vederlo indossare i nostri colori sa che non era semplicemente un atleta, ma un simbolo, un’ispirazione, un pezzo di cuore bianconero che continuerà a vivere nei ricordi di tutti noi”.

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