Dopo quelle di Pam Bondi e Kristi Noem, traballa ora la poltrona del capo del Pentagono. I democratici della Camera hanno infatti presentato una mozione per l’impeachment contro Pete Hegseth, accusandolo di gravi reati come crimini di guerra e abuso di potere. Il provvedimento – salvo clamorose sorprese – non ha praticamente alcuna possibilità di essere approvato dall’attuale Congresso, ma è il segno che il partito d’opposizione si è compattato individuando nel veterano ed ex conduttore di Fox news il nuovo obiettivo da colpire. D’altra parte sin dalla tribolata conferma al Senato, il segretario alla Difesa è stato uno degli anelli deboli dell’amministrazione di Donald Trump, travolto da scandali, passi falsi e, in ultimo ma solo in ordine di tempo, una polemica indiretta con Papa Leone sulla strumentalizzazione della religione nella guerra contro l’Iran.
“Si tratta solo dell’ennesimo democratico che cerca di conquistare i titoli dei giornali, proprio mentre il dipartimento della Guerra ha raggiunto in modo decisivo e schiacciante gli obiettivi del presidente in Iran”, ha replicato la portavoce del Pentagono, Kingsley Wilson, in un comunicato rilasciato ad Axios, che per primo ha dato la notizia. La risoluzione di impeachment di sette pagine si concentra su ‘Epic fury’ (l’operazione condotta in Iran), sul ‘Signalgate’ e su comportamenti personali del segretario definiti “inappropriati.
Sostenuta da otto democratici, è stata introdotta da Yassamin Ansari, prima deputata di origine iraniana al Congresso, e viene appoggiata da diversi gruppi progressisti e pacifisti, tra cui MoveOn, Indivisible e il Center for International Policy.
Il primo punto della mozione riguarda l’operazione in Iran definita una “guerra non autorizzata e una sconsiderata messa in pericolo dei militari americani”. Hegseth è anche accusato di aver avallato “piani che comportavano rischi estremi e non necessari per le forze armate e gli interessi degli Stati Uniti”. L’articolo due si allarga anche alle operazioni in Venezuela e accusa il segretartio di “delle violazioni del diritto di guerra e degli attacchi mirati contro i civili”. Il capo del Pentagono, si legge nella mozione, “ha autorizzato, tollerato o omesso di prevenire operazioni che hanno causato un elevato numero di vittime civili e la distruzione di infrastrutture civili nel Paese”. Come esempio viene citato il bombardamento da parte degli Usa della scuola femminile a Minab nonché gli attacchi contro presunte ‘navi della droga’ nei Caraibi. Nello stesso punto si citano inoltre alcune dichiarazioni di Hegseth secondo cui gli Stati Uniti non avrebbero mostrato “pietà per i nemici”. Sullo sfondo la preoccupazione che gli Usa possano aver violato la “convenzione di Ginevra e altri obblighi giuridici vincolanti”.
C’è poi una parte che riguarda le accuse di “negligenza e gestione sconsiderata di informazioni militari sensibili”, ovvero il famigerato “Signalgate”. Lo scandalo scoppiato l’anno scorso, quando il direttore dell’Atlantic Jeff Goldberg fu aggiunto per caso su una chat di Signal in cui il segretario alla Difesa e altri alti funzionari dell’amministrazione discutevano piano di attacco in Yemen. Un caso che è costato il posto all’allora consigliere per la sicurezza Mike Waltz, colpevole di aver inserito il giornalista per sbaglio, e ha fatto tremare Hegseth che aveva condiviso informazioni riservate su una chat commerciale.
Nel frattempo, dopo gli ultimi attacchi shock contro il Pontefice, i democratici si sono mossi anche sul fronte Trump, proponendo la creazione di una commissione per valutare l’idoneità del presidente in base al 25mo emendamento. Il comitato, composto da 17 membri dovrà giudicare quattro parametri: malattia fisica o disabilità, malattia mentale o deficit cognitivo, uso di alcol e droghe, e qualsiasi altra circostanza che renda il The Donald incapace di esercitare le sue funzioni di commander-in-chief.
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