A Palermo apre il Museo del Presente, Maria Falcone: ‘Bisogna parlare ancora di antimafia’

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    Si apre nel 33/mo anniversario della strage di Capaci, il Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che avrà sede a palazzo Jung a Palermo. Uno spazio espositivo, curato dal direttore del Museo Alessandro De Lisi, nel quale si trovano oltre alla bicicletta di Paolo Borsellino, anche la poltrona di Giovanni Falcone, la sua penna preferita e le agende, dove sono ben visibili anche gli appunti personali. Uno dei pezzi rari è la fotocopiatrice usata nel Maxiprocesso.

    “Questo museo è un sogno che si avvera dopo 34 anni. Qui verrà ricordata la storia dell’antimafia e tramandata ai ragazzi del futuro. Ragazzi che partecipano e, quando racconti loro la loro storia, sono ancora più attenti.
La giornata della legalità deve essere un momento in cui si parla di lotta alla mafia, senza pensare che abbiamo vinto ma continuando a ricordare”, ha detto Maria Falcone, presidente della fondazione Falcone, nel corso della commemorazione al Museo.

    Al fianco delle agende c’è anche la sveglia che il capo scorta di Falcone, Antonio Montinaro, riponeva sempre in tasca. In un ripiano poi è possibile anche vedere una piccola parte della vasta collezione di papere di Giovanni Falcone. “Lui collezionava papere – spiega Vincenzo Di Fresco, presidente del Museo – perché tutto iniziò da un errore che lui fece in un procedimento. Un suo collega glielo rinfacciò regalandogli una papera. Lui da allora disse che l’errore doveva servirgli da monito. Ogni tanto Paolo Borsellino gliene faceva sparire una e gli metteva, al suo posto, un biglietto con scritto: se rivuoi la papera indietro devi dare cinquemila lire”.

    All’interno del museo è possibile ammirare anche un’installazione chiamata “La linea del tempo” e una foto nella quale compaiono gli eroi dell’antimafia con ai piedi i mafiosi. “Noi la chiamiamo la foto impossibile – prosegue Di Fresco – sono raffigurati tutti i grandi uomini caduti nella lotta alla mafia e ai loro piedi compaiono i mafiosi piccoli, bassi e di colore viola. Il viola è il colore del lutto e della penitenza, di chi ha incarnato il male. Questo luogo, infatti, vuole essere un punto per traghettare chiunque nel presente e nel futuro, dando un grandissimo senso di responsabilità a chiunque entri qui dentro, speriamo che ne esca consapevole del fatto che ognuno di noi, nella lotta a cosa nostra, può fare la propria parte, come diceva Falcone”.

    Una delle sezioni è dedicata alle foto di famiglia che si mischiano all’arte digitale immersiva, tra il suono degli elicotteri e della rivolta popolare. “Per me questo momento rappresenterà un punto dove i ragazzi di Palermo troveranno la storia di Giovanni e Paolo – spiega Maria Falcone, sorella di Giovanni e presidente dell’omonima fondazione – a pochi passi da qui c’era la palestra dove Giovanni si allenava, poi c’era la chiesa dove andava a giocare a ping pong con quei ragazzi che poi diventarono delinquenti. E’ la zona della sua infanzia, il che dimostra che, se si ha voglia, se si studia, tutti possono farcela”.

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