Ventaglio, mai più senza l’accessorio che ci salva dall’afa

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    Mai più senza: non c’è accessorio più importante per quest’estate afosa. A parte le giovanissime che girano con il ventilatorino portatile, siamo tutti lì ad aprire e chiudere ritmicamente il ventaglio, un gesto persino elegante. Il caldo senza tregua, i picchi di 40 gradi, i bollini rossi hanno riportato definitivamente in auge, acquistato nuovo o tirato fuori dal fondo dei cassetti o dei bauli, un accessorio antico che sta vivendo una nuova vita. In anni recenti relegato ai cliché folkloristici spagnoli, e ricordo di qualche viaggio a Madrid, il ventaglio ha una bella storia antica.
    E’ uno strumento pratico, indispensabile per affrontare le ondate di calore sempre più frequenti. Nella metropolitana affollata, le fronti sono imperlate di sudore e l’aria è soffocante, capita sempre più spesso allora di tirare fuori dalla borsa un piccolo oggetto rettangolare e di aprirlo. Un attimo dopo, una leggera brezza ci rinfresca portando sollievo. I ventagli sono sempre più utilizzati, creano, attorno a noi, un flusso di aria che ci rinfresca in modo naturale.
    Così il ventaglio, oggetto-simbolo anche di un’antica eleganza, è tornato di moda.
    Ci sono i classici folding fans, i ventagli pieghevoli e i fixed fans, rigidi e non richiudibili, decisamente vintage i brisé fans, realizzati esclusivamente con stecche intagliate e unite da un nastro, senza il tradizionale foglio decorato.

    A Greenwich, nel sud-est di Londra, si trova il Fan Museum, l’unico museo al mondo interamente dedicato al ventaglio. Fondato nel 1991 grazie ai collezionisti Helen e Dicky Alexander, raccoglie migliaia di ventagli provenienti da diverse epoche e culture. Un luogo che custodisce secoli di storia della moda, dell’artigianato, del design e della cultura. A Parigi c’era un museo, il Musée de l’Éventail di Parigi (Atelier Anne Hoguet), laboratorio storico situato in Boulevard de Strasbourg con una collezione di 15.000 pezzi recentemente trasferita al Musée de la Nacre et de la Souterie nella regione dell’Oise.
    I negozi di culto per gli appassionati di ventagli sono a Parigi e a Madrid:  Duvelleroy e Casa de Diego nomi che sono una garanzia di stile, qualità e tradizione.

    “Tutti hanno un ventaglio qui in Spagna. I piccoli, i grandi, i giovani, gli uomini… Perché? Perché fa caldo”, riassume Arturo Llerandi, proprietario del negozio di ventagli “Casa de Diego”, un’istituzione situata nel cuore di Madrid da oltre 200 anni. “Oggi fa più caldo in Europa, tutti lo usano.
    “Lo vedi ovunque”, continua il signor Llerandi, il cui negozio è sempre pieno.
    Nel suo negozio ci sono 10.000 modelli diversi, fatti a mano, in osso, in pizzo per le spose, o abbastanza piccoli da infilarsi nella tasca di una giacca. I prezzi possono arrivare fino a 6.000 euro per i più lussuosi.  Aldaia (Valencia) è considerata la culla del ventaglio moderno ma in tutta la Spagna ci sono ancora oggi produzioni artigianali, mentre il mercato è invaso di manufatti di bassa qualità importati dall’Asia.

    “Il ventaglio è un accessorio con una forte tradizione (…) che viene percepito come un oggetto antico, per persone anziane”, riconosce a Afp Olivier Bernoux, maestro artigiano che gestisce una boutique di ventagli di lusso a Madrid da circa dieci anni. “Ma non è né kitsch né per donne anziane”, corregge subito l’uomo che annovera tra le sue clienti Rosalia, Madonna, Eva Longoria e Rossy de Palma, con cui ha persino disegnato una collezione.
    “Anche a New York si trovano ventagli (a causa del) riscaldamento globale, perché abbiamo bisogno di un modo per rinfrescarci”, sottolinea. La sua clientela proviene da tutto il mondo, con aspettative diverse. “Gli uomini sono più classici, la donna spagnola è molto sensibile al rumore (che fa il ventaglio quando si apre, ndr) e quindi devono essere sottili. Per la cliente americana ‘Miami’, devono essere grandi ventagli. In Francia, sono molto sensibili a tutti i nostri lavori in lino”, descrive lo stilista.
    Il solo gesto di aprire e chiudere il ventaglio è già un gesto meraviglioso, che attira l’attenzione, un gesto anche sensuale. Il consiglio?  “Mettere il profumo sul ventaglio. Sui mezzi pubblici, si tira fuori il ventaglio e… trasforma un momento difficile in uno più leggero”, conclude l’artigiano di Madrid.

    C’è una storica ditta in Italia di ventagli: La ditta artigiana Ventagli Camurati che nasce nel 1935, sotto il nome di Ditta F.lli Camurati , in un vecchio cortile di Viale Col di Lana, a Milano. Negli anni 80 la maison abbandona gli storici locali milanesi per trasferirsi in provincia, più precisamente a Cassano d’Adda, dove ha sede tutt’ora. Giuliana Dodi, nuora del fondatore Eugenio, la quale lo affiancava già da anni nel lavoro in azienda, ancora oggi è a capo della Ditta.
    Ventagli eleganti e raffinati, perfetti anche per matrimonio e cerimonie da Viganò 1919, storico indirizzo di Milano. A Napoli, ai Quartieri Spagnoli, è una istituzione il negozio Sorelle Talarico che dal 1924 produce ombrelli e ventagli.

    Dall’antico Egitto all’Andalusia passando per il Giappone, breve storia del ventaglio

    Di legno, stoffa, piume o carta — utilizzato da donne ma anche da uomini — il ventaglio è stato utilizzato nel corso dei secoli per raffrescarsi ma ha assunto funzioni sociali, politiche e persino militari.

    I più antichi ventagli risalgono all’antico Egitto. Nella tomba di Tutankhamon sono stati trovati otto ventagli e raffigurazioni del loro uso dipinte sulle pareti. Di diverse dimensioni, spesso realizzati con piume e pietre preziose, erano simbolo di potere, oggetti di grande valore riservati alla famiglia reale o agli ufficiali militari (più il ventaglio era decorato, più la persona era influente). Non a caso una delle rappresentazioni più tradizionali dell’immaginario egizio è quella del faraone rinfrescato da un servitore con un lungo ventaglio di piume. Nell’antica Grecia, invece, il ventaglio o “rhipis” aveva la forma di un ramo (di palma o di acacia) e serviva soprattutto per allontanare le mosche che invadevano gli altari dove venivano posizionate le offerte agli dei.

    La data esatta della sua apparizione in Giappone non è nota:  l'”ogi” era un antico ventaglio pieghevole utilizzato principalmente dagli uomini, come si può vedere in molte stampe antiche.

    Nel Medioevo, lo shogun (capo dell’esercito) usava il gunsen – un ventaglio con struttura in acciaio la cui lama bianca era decorata con un cerchio rosso – per guidare le truppe. Aperta, serviva come segnale di adunanza o come ordine di esecuzione da parte dei soldati; chiuso, significava sorveglianza e protezione. A partire dal periodo Edo (1603-1818), i ventagli divennero un elemento essenziale della danza e delle arti marziali oltre che strumenti pubblicitari.

    In Cina, la storia del ventaglio risale a migliaia di anni fa ed è questo paese che possiede l’esemplare più antico, del VII secolo a.C. era considerato, soprattutto, un elemento divino perché si credeva che così gli dei potessero muoversi nell’aria e attraversare gli oceani. I primi ventagli erano fatti di piume e gli artigiani usavano il legno di sandalo che serviva per profumare l’aria e come repellente per gli insetti.

    In Europa arrivarono con i commerci coloniali direttamente dal Giappone: nei bauli portoghesi che, nel XVI secolo, arrivavano carichi di spezie e sete. Divennero rapidamente un oggetto raffinato e lussuoso adorato dalla nobiltà.
    Durante il Rinascimento i ventagli furono anche un oggetto di potere adottato da donne molto influenti come Elisabetta I in Inghilterra e Caterina de’ Medici, che dall’Italia lo portarono in Francia. Sotto il regno di Luigi XIV fu istituita una corporazione di ventagli.

    Durante il periodo di massimo splendore del ventaglio, era al centro della toilette femminile e tutte le signore illustri dovevano saperlo maneggiare. I ventagli, infatti, avevano un significato particolare: tenere il ventaglio aperto con entrambe le mani significava “è meglio che mi dimentichi”, se il volto era coperto significava “stai attento che ci stanno guardando”, se il ventaglio veniva passato gli occhi significa “mi dispiace”, se lo chiudeva toccandosi gli occhi significava “quando posso vederti?”, passandolo da una mano all’altra significava “so che stai guardando un’altra”. Inoltre, la sua decorazione aveva un senso. Potrebbe rappresentare un passaggio della vita personale attraverso scene particolari, come un fidanzamento, un matrimonio o un lutto, ed era anche un riflesso di opinioni politiche. Artigiani inglesi, italiani e francesi lo trasformarono in un oggetto d’arte, decorato con pietre preziose, madreperla, avorio, tra le altre cose: un vero gioiello.

    Fu in Spagna, nel XIX secolo, che la produzione si sviluppò su larga scala. Dopo la Rivoluzione francese, gli artigiani francesi lasciarono il paese per stabilirsi in Spagna, soprattutto a Valencia, e la produzione della città, la Real Fábrica de Abanicos, divenne la più grande d’Europa. All’inizio del XX secolo, i ventagli di piume furono per un po’ sotto i riflettori, così come le bellissime foglie dipinte su seta ispirate all’Art Nouveau e all’Art Déco. Poi il tramonto.

    Oggi, Spagna e Giappone continuano ad essere i maggiori produttori di ventagli e dove questo accessorio è tornato nell’uso quotidiano, pratico, raffinato, ecologico.

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