Donald Trump ha ordinato un nuovo attacco all’Iran. Frustrato dalla mancanza di progressi sul fronte diplomatico e dalla resilienza di Teheran, il presidente ha deciso per il pugno duro nel tentativo di sbloccare l’impasse e costringere il regime a sedersi seriamente al tavolo delle trattative e cedere a tutte le sue richieste.
“Si preparano a scatenare un conflitto totale nella regione”, ha denunciato il capo del Comando centrale delle forze armate, Ali Abdollahi. Teheran ostenta sicurezza di fronte alle indiscrezioni sul prossimo attacco e si dice pronta a rispondere con forza. I Paesi che “faranno da scudo” a Washington “bruceranno nelle fiamme della guerra”, ha tuonato Abdollahi.
Con la guerra entrata ormai al sesto mese, l’Iran non ha finora mostrato segnali di cedimento sui temi più cruciali per Trump, ovvero lo Stretto di Hormuz e il programma nucleare. Al contrario. “Abbiamo vinto la guerra con gli Usa e Israele, ma dobbiamo consolidare questa vittoria”, ha detto il presidente del Parlamento iraniano e negoziatore con gli Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf.
L’ordine di Trump per un nuovo massiccio attacco è stato riportato dai media americani citando un funzionario dell’amministrazione, secondo il quale tutto è pronto per entrare in azione già nel fine settimana. Il commander-in-chief – riporta Cbs – punterebbe su un’operazione di al massimo due giorni, da concludere prima dell’apertura dei mercati finanziari di lunedì. Trump è infatti preoccupato dall’impatto che un raid violento potrebbe avere sui listini e soprattutto sulle quotazioni del petrolio. Il piano americano avrebbe infatti nel mirino le infrastrutture energetiche iraniane, dalle centrali elettriche alle raffinerie, e non è escluso che possa includere anche Pickaxe Mountain. Secondo Cbs, il raid sarebbe condotto con Israele ma dal governo di Benyamin Netanyahu sono arrivate smentite. “Non siamo a conoscenza di alcuna ripresa delle operazioni e non ci è stato chiesto di partecipare”, ha spiegato un funzionario israeliano.
In vista di una possibile escalation, le ambasciate americane in Medio Oriente hanno invitato gli americani a “valutare di lasciare la regione”. Ma se e quando ci sarà l’attacco non è chiaro. Non è infatti la prima volta – nota Cnn – che Trump dà il via libera per poi fare marcia indietro all’ultimo minuto. Il commander-in-chief deve fare i conti con un’amministrazione spaccata su un possibile attacco, con molti dei suoi consiglieri contrari, e con scorte di armi ridotte. Con la guerra che si sta prolungando molto più delle sei settimane previste inizialmente dalla Casa Bianca, le prime difficoltà da un punto di vista militare stanno emergendo, soprattutto sul fronte del numero limitato di Patriot a disposizione. A questo si somma l’allarme lanciato dal capo del Us European Command: il generale Alexus Grynkewich ha infatti avvertito il Pentagono di non disporre di forze navali sufficienti per continuare a proteggere Israele dai missili balistici.
La situazione che si è venuta a creare in Iran – riporta il New York Times – agita gli alleati americani, che intravedono all’orizzonte una “sconfitta strategica” per Washington che farà contente Russia e Cina. Il continuo cambio degli obiettivi della guerra da parte di Trump inoltre sta facendo perdere credibilità agli Stati Uniti sia sul piano militare sia sul piano diplomatico, rafforzando l’impressione che siano divenuti uno strumento imprevedibile di disordine globale. Ad alimentare ulteriormente i dubbi sugli obiettivi americani è la recente bomba da 900 chilogrammi sganciata su una casa iraniana sull’isola di Qeshm uccidendo una coppia di congiugi e il loro figlio di due anni. Perché sia stata usata una delle armi più grandi dell’arsenale americano contro un’abitazione non è chiaro, visto che nelle vicinanze, emerge da un’analisi del New York Times, non c’erano strutture militari. “Le forze americane non prendono mai di mira i civili”, ha assicurato il portavoce del Us Central Command Tim Hawkins. L’incidente cade a poco più di sei mesi dalla scuola iraniana colpita durante il secondo giorno di guerra in cui sono rimaste uccise 170 persone, soprattutto bambini. Un’indagine è stata avviata sull’accaduto, ma finora il Pentagono non ha reso noto a che punto sia.
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