Fallito ma lavorava in nero, sigilli al Grand Hotel di Riccione

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     “Dovete lasciare immediatamente l’albergo”. Quando i turisti si sono accorti che quelli che avevano di fronte non erano dipendenti della struttura ma uomini della Guardia di Finanza sono rimasti a bocca aperta. Mai avrebbero immaginato che le loro vacanze sarebbero finite così, allontanati dall’hotel dove avevano deciso di alloggiare per l’estate e ricollocati solo grazie all’intervento dell’amministrazione comunale.

    È quanto successo questa mattina a Riccione, quando le Fiamme Gialle si sono presentate nello storico Grand Hotel per apporre i sigilli, così come richiesto dalla Procura di Rimini che ha disposto il sequestro penale dell’immobile. Un’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone, compreso l’ex amministratore Gianni Andreatta, 75enne originario del Trevigiano ma formalmente residente a Cuba e considerato il ‘dominus’ dell’intera organizzazione.

    Tutti sono accusati di bancarotta fraudolenta.

    La Procura ha posto sotto sequestro immobili e disponibilità finanziarie per 29 milioni di euro, riconducibili alle recenti gestioni dell’hotel in apparenza chiuso, dove in gran parte gli ospiti pagavano in contanti. Quando la Finanza è entrata al Grand Hotel, c’erano oltre ad Andreatta che vi abita da sempre, anche alcuni sui collaboratori. Sono quindi state eseguite perquisizioni sia nella struttura con l’ausilio di un cash dog, cane esperto in rintraccio di denaro contante, che in immobili nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari. La società di gestione del Grand Hotel di Riccione, fallita da anni, per tramite del suo amministratore avrebbe dovuto consegnare l’immobile al curatore fallimentare nominato dal Tribunale e invece avrebbe continuato la gestione in ‘nero’ della struttura che il prossimo 23 settembre sarà messa all’asta pare per 24 milioni di euro. Il Grand Hotel di Riccione ha una lunga e misteriosa storia.

    Fu inaugurato il 15 agosto 1929 e costruito in soli cento giorni su progetto dell’architetto Rutilio Ceccolini per volere dell’imprenditore Gaetano Ceschina. Diventò presto simbolo di mondanità in epoca fascista tanto che al gran ballo per l’inaugurazione vi partecipò Edda Mussolini. Il complesso turistico in stile passa a Mario Ceschina, l’imprenditore milanese della garza ospedaliera che nel 1976 fu rapito e mai più ritrovato. Il Grand Hotel è quindi ereditato dalla vedova, Nora Molinari, che con testamento lascerà tutto ad Andreatta. Dopo anni di mala gestione fino alla morte di un giovane nordafricano nella piscina nel 2022, si accumulano debiti (25 milioni di euro) e nel 2023 il Tribunale ne dichiara il fallimento. Poi formalmente mai portato a termine.

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