Un nuovo sconfinamento di un drone in Europa, la messa a punto del ventunesimo pacchetto di sanzioni, le dichiarazioni per nulla concilianti arrivate dal Cremlino. Le ore immediatamente successive al vertice di Londra tra Keir Starmer, Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Volodymyr Zelensky non sembrano aver prodotto alcun risultato sullo stallo permanente sul fronte ucraino.
“E’ difficile immaginare un accordo con Kiev in queste condizioni”, è stata la replica del Cremlino alla dichiarazione congiunta di domenica sera nella quale Londra, Parigi e Berlino hanno messo nero su bianco il loro sostegno ai negoziati diretti tra Kiev e Mosca chiesti dal presidente ucraino. Sul terreno la guerra continua più o meno al ritmo dei giorni scorsi. E a Bruxelles si preparano ad aumentare ulteriormente la pressione su Mosca con un ventunesimo pacchetto di sanzioni, che sarà presentato questa settimana.
Lo sconfinamento del drone in Lettonia, rispetto a quelli recentissimi verificatisi in Romania, ha visto una novità: un caccia francese della Nato è decollato ed ha abbattuto il velivolo. “Grazie agli alleati, insieme siamo più forti”, è stato il messaggio del governo di Riga destinato alla Nato. L’origine del drone non è stata specificata. Le autorità militari lettoni si sono limitate a spiegare che il sorvolo del velivolo su un’area orientale del Paese è stato causato dalla “guerra elettromagnetica russa”.
Il nuovo incidente non ha creato eccessivo allarme a Bruxelles ma potrebbe essere stato sul tavolo dell’incontro tra il segretario generale Mark Rutte e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, previsto martedì mattina. Il bilaterale fa da apripista ad un mese di vertici cruciali per la strategia dell’Ue e dell’Occidente sull’Ucraina: il G7 di Evian Les Bains, il Consiglio europeo, il summit Nato di Ankara. L’accelerazione impressa da Zelensky e dal formato E3 sui negoziati – nella dichiaraxione di Londra sono state elencate anche 5 condizioni imprescindibile per l’inizio dei colloqui – non ha incassato alcuno spiraglio a Mosca.
L’impressione è che il Cremlino continui a guardare alle mosse di Donald Trump, e non abbia alcuna intenzione di sedersi a un tavolo con l’Europa senza aver prima negoziato con gli Usa. Il tema è che mai come in questo momento Trump appare voler sfilarsi dal fronte ucraino, lasciando automaticamente più spazio all’Europa. E l’Ue, dopo settimane di prudenza, sembra ora decisa a muoversi nel segno di quella che l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha chiamato “pazienza strategica”.
Il binario, ancora una volta, sarà doppio: da un lato l’aumento costante della pressione su Mosca, dall’altro l’apertura ad un negoziato per una “pace giusta e duratura” che veda la partecipazione attiva dell’Europa. Chi sarà poi a rappresentarla è un tema tutto da vedere. Il passo in avanti degli E3 potrebbe non essere piaciuto a tutti, a cominciare dai Paesi del fianco Orientale, che sugli eventuali sviluppi dei negoziati non vogliono essere lasciati fuori. Nel frattempo Bruxelles nei prossimi giorni metterà in campo una doppia mossa: la presentazione del 21/o pacchetto di sanzioni e il via libera alla prima tranche del prestito da 90 miliardi per Kiev. Martedì Kallas sarà a Dublino per fare il punto con la futura presidenza del semestre Ue. Sul tavolo anche il caso della raffineria Aughinish, che secondo un’indagine della testata investigativa Occrp, esporterebbe copiose quantità di alumina in Russia. Il materiale non è soggetto alle sanzioni Ue ma a Bruxelles non si esclude che potrebbe esserlo nel prossimo futuro.
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