Albin Kurti ha di nuovo vinto le elezioni in Kosovo, ma ha perso la maggioranza assoluta e avrà ora prevedibili difficoltà a formare un nuovo governo. Il premier uscente e il suo movimento Vetvëndosje, con tre piccoli alleati, cala dal 51% che aveva ottenuto lo scorso dicembre al 43-46%.
E’ il risultato delle terze elezioni politiche in Kosovo degli ultimi 16 mesi, secondo i primi exit poll, a fronte di dati preliminari che mostrano un’affluenza in netto calo: un solo elettore su tre avrebbe espresso il suo voto, segno evidente di stanchezza per una paralisi politica che dura da ormai un anno e mezzo e che rischia di ripetersi nella nuova Assemblea del Kosovo. A meno che i tre principali partiti d’opposizione – il secondo è il Pdk al 21-22%, erede dei miliziani indipendentisti dell’Uck stabile (aveva il 21%), il terzo Ldk con in lista l’ex presidente Vjosa Osmani al 17-18% (cresciuto dal precedente 13%) e l’Aak al 7% (dal 5,6% di dicembre) -, tutti conservatori, non decidano di mettere da parte le loro recenti inimicizie e mettersi d’accordo per formare una maggioranza alternativa.
Kurti, nazionalista populista di centro-sinistra, sembra così aver perso un’occasione storica nell’ultima effimera legislatura, durata 4 mesi in tutto, in cui aveva 57 seggi su 120: vittima del suo stesso atteggiamento di contrapposizione, che ha prodotto lo stesso effetto speculare nei suoi principali oppositori, risultando in una paralisi istituzionale. Il Kosovo da oltre due mesi non ha infatti né un presidente della Repubblica né un presidente del Parlamento. Anzi, per Kurti è un passo indietro rispetto al voto del febbraio dello scorso anno, quando un parlamento senza maggioranza – Kurti aveva solo 42% – non è riuscito a produrre un governo di maggioranza. Potrebbero essere solo questi i partiti della maggioranza albanese ad aver superato la soglia di sbarramento del 5%. Quanto alla minoranza serba, alla quale vengono costituzionalmente garantiti 10 seggi, la Srpska Lista (Sl) legata a Belgrado avrebbe il 5% circa e resta da capire se faranno l’en plein. Secondo i risultati preliminari nel maggiore fra i comuni serbo di Nord Mitrovica, per esempio, con il 30% dei voti scrutinati avrebbe il 75% contro il partito serbo Spo, realista e vicino a Kurti, che non arriva al 5%. Altri 10 seggi sono riservati alle altre minoranze etniche non serbe (Rom, turchi, bosgnacchi ed egiziani), che quasi sempre si alleano al governo in carica.
Le elezioni sono state monitorate da circa 16.000 osservatori nazionali e internazionali, ma per la prima volta senza una missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea. Dalla proclamazione dell’indipendenza, si è votato per le elezioni politiche per sette volte, tre delle quali solo negli ultimi 16 mesi. Il costo dell’intero processo elettorale è stato stimato in 10,9 milioni di euro, una spesa significativa per uno degli Stati economicamente più fragili d’Europa. Con una popolazione di circa 1,6 milioni di abitanti, il Kosovo resta particolarmente vulnerabile agli effetti dell’instabilità politica. Un recente rapporto del Parlamento europeo ha definito il 2025 un “anno perso” per il Kosovo, avvertendo che la stagnazione politica potrebbe protrarsi anche nel 2026, compromettendo i benefici derivanti dal Piano di crescita dell’Ue e dai fondi destinati ai Balcani occidentali.
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