I protocolli per un sospetto caso di Ebola sono scattati Cagliari per prelevare una persona da una abitazione e trasportarla in ospedale. Da quanto si apprende la persona rientrata dall’estero accusava sintomi riconducibili al virus. È scattato il protocollo e sul posto a supporto del 118 sono arrivati polizia, vigili del fuoco e polizia locale. Medici e infermieri dotati di tute asettiche e maschere sono entrate nell’abitazione e hanno prelevato il paziente che è stato trasportato all’ospedale Santissima Trinità nel centro infettivi, dove saranno effettuati tutti gli accertamenti del caso.
É sintomatico il paziente ricoverato in Sardegna per un sospetto caso di Ebola. Lo sottolinea il ministero della Salute in una nota sottolineando che il paziente era rientrato dal Congo e sarà sottoposto ai test per il Virus. Gli accertamenti saranno svolti dallo Spallanzani di Roma in serata. Il paziente, dice ancora il ministero che è in contatto con le autorità sanitarie locali e lo Spallanzani, “si trova al momento in isolamento presso una struttura ospedaliera”. Il rischio di Ebola in Italia, conclude il ministero “resta molto basso”.
A due settimane dalla dichiarazione dell’epidemia di Ebola nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, Medici Senza Frontiere lancia l’allarme: il numero di casi cresce rapidamente, centinaia di campioni restano non analizzati e la risposta è ancora insufficiente. In una dichiarazione diffusa durante la visita del direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus a Bunia, Msf denuncia “gravi ritardi nell’arrivo di aiuti e personale medico”. “Mai prima d’ora un’epidemia di Ebola aveva registrato così tanti casi a così poco tempo dalla sua dichiarazione. Nessuno conosce la reale portata e gravità di questa epidemia” dichiara Alan Gonzalez, vicedirettore delle operazioni di Msf. “Questa epidemia si sta sviluppando in un contesto in cui i bisogni medici erano già estremamente elevati, e ora esiste un rischio concreto di un’intensificazione silenziosa di altri gravi problemi sanitari che le persone affrontano ogni giorno”, ha aggiunto. A differenza della maggior parte delle precedenti epidemie di Ebola – spiega Medici senza frontiere -, questa coinvolge il virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini approvati né trattamenti specifici, e che è particolarmente difficile da diagnosticare a causa della limitata capacita di effettuare test. Allo stesso tempo, gravi limitazioni, tra cui la chiusura delle frontiere e degli aeroporti, continuano a ritardare l’arrivo di forniture mediche essenziali, aiuti umanitari e personale specializzato. “Per riportare la situazione almeno parzialmente sotto controllo – sostiene Msf -, è necessario un ampliamento immediato della capacità di effettuare test. Ciò deve essere accompagnato da un rapido, coordinato e adeguato rafforzamento della risposta complessiva, sostenuto da organizzazioni mediche e umanitarie esperte, insieme a un accesso garantito e continuativo per l’ingresso rapido di forniture mediche e personale umanitario nelle aree colpite”.
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