Le prestazioni di visite mediche che, complessivamente in Italia, durante il primo quadrimestre 2026 non sono state erogate nei tempi previsti sono state pari a 1.225.915. Per quanto per gli esami diagnostici, quali ecografie, risonanze e tac quelli effettuati fuori tempo massimo sono stati 688.543. Per un totale di 1.914.458. A fornire l’elaborazione sulla base dei dati contenuti nella nuova piattaforma sulle liste d’attesa è l’Agenas. Il calcolo è relativo a tutte le classi di priorità (Urgente, Breve, Differita e Programmata) prenotate al Cup in tutte le regioni in strutture pubbliche e private accreditate.
Liste d’attesa, miglioramenti in 16 regioni per prime visite e in 15 per esami
I dati della Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa mostrano “una diffusa tendenza al miglioramento nel primo quadrimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025” con un incremento della percentuale di rispetto dei tempi di garanzia che per le visite specialistiche passa dal 76,1% all’78,7% e per gli esami diagnostici dall’83% all’84,7%. Complessivamente, 16 Regioni su 21 mostrano buoni risultati per le visite specialistiche e 15 Regioni su 21 buoni risultati per gli esami quali Tac, risonanze ed ecografie. Ma Abruzzo, Pa di Trento, Sicilia e Valle d’Aosta presentano segni negativi in entrambi i casi. Questi i dati forniti dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, basati su 65 milioni di prenotazioni relative a tutte le strutture del settore pubblico e del privato accreditato.
Le 16 Regioni con risultati buoni, ovvero in netto miglioramento o comunque con un’elevata percentuale di garanzia del rispetto dei tempi di attesa per le prime visite, sono: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto.
Per quanto riguarda gli esami diagnostici, le 15 Regioni che presentano risultati soddisfacenti sono: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto.
“Tra gli esempi più significativi emerge la Liguria, che evidenzia un miglioramento rispetto ai periodi precedenti, confermando un andamento positivo nella gestione delle prenotazioni e nell’erogazione delle prestazioni”, ha ha detto Angelo Tanese, direttore generale Agenas.
Alcune realtà territoriali, tuttavia, presentano ancora margini di miglioramento. “La Puglia, ad esempio, registra segnali positivi e un incremento delle performance, ma continua a mantenere percentuali di rispetto dei tempi inferiori rispetto alla media nazionale. Situazioni analoghe si osservano anche in altre Regioni, nelle quali persistono criticità organizzative che richiedono ulteriori interventi correttivi”.
In 6 regioni del Centro Sud più criticità di appropriatezza su liste d’attesa
Sono sei e tutte del Centro-Sud le regioni in cui si registrano maggiori criticità nei criteri di appropriatezza dei codici di priorità per le liste d’attesa: Basilicata, Campania, Molise, Calabria, Lazio e Puglia. In queste regioni infatti ci sono troppe prenotazione di prime visite con un codice di priorità ‘non urgente’, con il rischio che i pazienti attendano più del necessario. Emerge dai dati forniti dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, basati sulla Piattaforma nazionale per le liste d’attesa.
Oggi la Piattaforma consente di misurare indicatori che aiutano ad avere una comprensione più approfondita dei sistemi di gestione delle prestazioni e individuare fattori di criticità su cui intervenire, ha spiegato il direttore generale di Agenas Angelo Tanese. “Il primo elemento di criticità riguarda l’appropriatezza nell’attribuzione del codice di priorità in sede di prescrizione. In alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P, ovvero da erogare entro 120 giorni, è estremamente elevata, anche oltre l’80%: questo dato non è coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo”.
I dati mostrano infatti una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. “Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole Regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi”, conclude Tanese.
Una prescrizione medica su due non viene presa in carico
La percentuale di prime visite mediche realmente effettuate rispetto al numero di prescrizioni fatte è di circa il 50%. Percentuale che sale al 54% per gli esami diagnostici. In pratica, una ricetta su due si perde e non viene presa in carico. Quindi, in linea teorica, la prescrizione può non venire eseguita oppure essere eseguita nel privato. È quanto emerge dai dati resi disponibili sulla Piattaforma nazionale per le liste d’attesa, in cui si precisa che “una quota di mancata presa in carico tra il 25% e il 30% può essere considerata fisiologica; per la parte restante è opportuno effettuare ulteriori approfondimenti”.
Il presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, Vincenzo Bottino, commenta: “Quando la media nazionale delle ricette utilizzate è così bassa, una parte rilevante della domanda di salute esce dal perimetro pubblico”.
“La pubblicazione della piattaforma nazionale sulle liste d’attesa – prosegue Bottino – è un passo importante di trasparenza, ma ora quei dati devono aiutare a leggere il bisogno reale. Ovvero bisogna capire quante prescrizioni vengono classificate come programmate, quante ricette vengono davvero utilizzate, quali prestazioni restano fuori tempo e quali territori spingono i pazienti verso il privato”.
Alcune criticità, infatti, toccano aree in cui il fattore tempo è decisivo. “Una colonscopia tardiva – conclude Bottino – può cambiare la storia clinica di un paziente”.
Schillaci, ‘il trend delle liste d’attesa migliora grazie al decreto’
“Da quando c’è il decreto sulle liste d’attesa, qualcosa di concreto è cambiato. I primi dati ci mostrano segnali incoraggianti, trend positivi, frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi”. E la collaborazione con le Regioni “non è mai stata così intensa e costruttiva come in questi mesi”. Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenendo in collegamento alla presentazione della nuova piattaforma per il governo delle liste d’attesa, lanciata oggi da Agenas, l’Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali.
Il governo, ha ricordato, ha voluto il decreto legge sulle liste d’attesa perché “sappiamo bene cosa significa aspettare mesi, per esempio per una visita oncologica. E questo non è accettabile”. Ridurre le attese, ha aggiunto il ministro, “significa garantire un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, che è il diritto alla salute. Significa anche qualcosa di più difficile da misurare, ma altrettanto importante: restituire fiducia dei cittadini nel servizio pubblico”.
Le liste d’attesa, ha concluso Schillaci, “sono tornate al centro delle politiche sanitarie delle Regioni e il trend sta finalmente invertendo la rotta”.
Cittadinanzattiva: “Mancano dati sulle ‘agende chiuse’ e i dati per singole Asl”
La mancanza di informazioni sul fenomeno delle ‘agende chiuse’, ovvero l’accesso a prenotazioni momentaneamente bloccato, e la mancanza di dati divisi per le singole Asl sono alcune delle criticità evidenziate da Cittadinanzattiva sulla nuova Piattaforma di monitoraggio delle liste d’attesa presentata . “Registriamo un buon segnale in termini di trasparenza”, spiega la segretaria generale Anna Lisa Mandorino, ma restano alcune “questioni essenziali sulle quali è necessario lavorare, affinché la piattaforma risulti uno strumento utile”.
Innanzitutto, “mancano i dati riferiti alle singole Asl, così come sarebbe necessario entrare nel dettaglio delle mancate accettazioni del cittadino del primo appuntamento offerto dal Cup. Inoltre mancano dati sul fenomeno delle agende chiuse, che ci viene segnalato da moltissimi cittadini in riferimento a singole aziende”. Altrettanto importante è “analizzare il fenomeno delle prescrizioni non prenotate, per comprendere in che misura sia legato a problemi di inaccessibilità dei Cup o al passaggio a canali privati”.
Non ci sono, inoltre, sottolinea l’associazione, “dati sufficienti sui percorsi di garanzia attivati e gestiti, ossia quelli che consentono al cittadino di avere la prestazione nei tempi utili laddove non ci sia posto nel canale pubblico, così come andrebbe integrato il monitoraggio delle visite di controllo, in particolare per i pazienti cronici e fragili”. Si tratta di indicatori, conclude Mandorino, che sarebbe utile integrare nell’aggiornamento periodico della stessa Piattaforma. “Diamo la nostra disponibilità a lavorare in tale direzione, anche alla luce di quanto i cittadini ci segnalano”
Online il nuovo cruscotto 2.0 basato su 65 milioni di dati regionali
Verde per le prestazioni erogate entro i tempi previsti, giallo per quelle vicine alla scadenza e rosso per quelle effettuate oltre i limiti: un nuovo sistema a colori e di facile consultazione online permetterà ai cittadini di capire se la propria regione rispetta o meno i tempi massimi di attesa previsti per visite mediche e esami diagnostici. A illustrarlo è stato Angelo Tanese, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: “Fino ad oggi la Piattaforma riportava soltanto dati aggregati a livello nazionale. Con il Cruscotto 2.0 vengono resi disponibili i dati a livello delle singole regioni, finora mai resi pubblici”, ha detto.
Tra gennaio 2025 e aprile 2026 la piattaforma ha acquisito oltre 65 milioni di prenotazioni (di cui circa 32 milioni per prime visite specialistiche e 33 milioni per prestazioni diagnostiche) effettuate attraverso il Centro unico di prenotazione in tutte le strutture del settore pubblico e privato accreditato. “Si tratta di una base dati utilissima che via via si alimenterà in modo automatico dai Cup delle Regioni e che ci consente di leggere il trend e disporre di una base dati per analizzare le criticità e misurare l’impatto delle misure correttive”, ha aggiunto Tanese.
I dati attualmente analizzati sono quelli previsti dal Piano nazionale governo liste d’attesa 2019-2021 e riguardano 14 visite specialistiche di primo accesso e 22 gruppi di esami diagnostici, tra cui ecografie, ecodoppler, risonanze magnetiche, Tac ed endoscopie. “Il nuovo Piano nazionale 2025-2027, attualmente in fase di approvazione, potrà ridefinire il set delle prestazioni e degli esami oggetto di monitoraggio”, ha spiegato Tanese.
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