Flotilla, sciopero della fame e resistenza, atteso il rientro degli italiani

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    Umiliati ma determinati a proseguire la loro azione: almeno 87 dei 430 attivisti della Global Sumud Flotilla portati in Israele hanno iniziato uno sciopero della fame. Un’azione di protesta contro quello che non esistano a definire un rapimento illegale, ma anche un gesto in solidarietà con gli oltre 9.500 palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane. Dopo lo sbarco ad Ashdod, per la maggior parte si profila una procedura d’espulsione. Tra loro ci sono anche 30 italiani. Le prime partenze sono iniziate, con il rilascio del deputato M5s Dario Carotenuto e del giornalista de Il Fatto, Alessandro Mantovani, attesi a Roma già nelle prime ore della mattina. Gli altri dovrebbero partire in giornata.

    A dare la notizia del loro rientro è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Domani mattina dall’aeroporto di Ramon dovrebbero partire tutti gli italiani per essere accompagnati in Grecia o in Turchia. La trattativa è praticamente conclusa, stanno per essere accompagnati in un centro di detenzione vicino all’aeroporto, dove passeranno la notte per poi incontrare le autorità consolari” ha annunciato il responsabile della Farnesina. Sulle tante barche della Flotilla per Gaza viaggiavano 35 italiani, ma cinque si sono fermati a Cipro prima degli abbordaggi israeliani. Gli altri 30 – tra cui Carotenuto e Mantovani – sono tutti stati fermati dalle forze armate israeliane. 

    Tra l’altro, per dieci non era la prima volta: erano già stati bloccati nelle precedenti spedizioni della Flotilla dirette a Gaza. Per loro si temevano ulteriori provvedimenti da parte di Israele ma Tajani ha annunciato di avere avuto rassicurazioni sul fatto che ripartiranno insieme agli altri Tutti gli attivisti portati a Ashdod sono stati messi in fermo amministrativo. Dopo lo sbarco Israele aveva disposto il loro trasferimento nella prigione di Ktziot nel deserto del Negev, la più grande struttura detentiva di Israele spesso utilizzata per i prigionieri amministrativi, per motivi di sicurezza e gli stranieri. Una notte in cella prima delle visite consolari che, però, saranno consentite solo fino alle 15, per via della festività di Shavuot. La procedura prevede l’espulsione immediata volontaria per chi l’accetta, mentre per coloro che si rifiuterà di firmarla verrà applicata la procedura di espulsione coatta nel giro di 24 ore. Gli avvocati del team legale di Adalah stanno fornendo agli attivisti assistenza legale e continueranno a chiedere il loro rilascio “immediato e incondizionato”. Resta però il rischio che possano scattare degli arresti nel caso in cui le autorità israeliane contestino a qualcuno dei militanti reati e chiedano un supplemento d’indagine.

    Un’ipotesi che si tradurrebbe con ogni probabilità in un prolungamento della detenzione, come accaduto per Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, gli attivisti fermati il 29 aprile scorso nelle acque internazionali al largo di Creta, ed espulsi solo il 10 maggio, dopo oltre 10 giorni detenzione. Tutti gli espulsi poi saranno immediatamente rimpatriati. Nonostante le grandi difficoltà logistiche che pesano sull’operazione. Il traffico aereo da e per Israele ha subito infatti una drastica riduzione a causa dell’escalation militare in Medio Oriente e la guerra con l’Iran. Per alcuni dei militanti – non gli italiani – potrebbe essere necessario un transito via terra attraverso la Giordania. I rimpatri però non chiuderanno la vicenda giudiziaria, quanto meno a livello italiano. Il team legale italiano della Flotilla ha infatti depositato una nuova denuncia per sequestro di persona alla procura di Roma, dove sono già aperti dei fascicoli per gli scorsi abbordaggi, dove viene ipotizzato, tra gli altri, anche il reato di tortura.

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