L’ultima sfida di Epstein, ‘su di me non hanno trovato nulla’

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    “E’ un privilegio poter scegliere il momento in cui dire addio”. Poche righe, scritte in maniera disordinata, alternando una grafia quasi incomprensibile a caratteri cubitali: potrebbero essere le parole lasciate da Jeffrey Epstein prima di togliersi la vita in carcere nell’agosto del 2019.
    Un giudice di federale di White Plains, New York, ha reso pubblico il biglietto nell’ambito di un procedimento che coinvolge il suo ex compagno di cella al Metropolitan Correctional Center di New York, Nicholas Tartaglione, condannato per quadruplice omicidio. “Mi hanno indagato per mesi, NON HANNO TROVATO NULLA!!! È un privilegio poter scegliere il momento in cui dire addio. Che volete che faccia? Che scoppi a piangere?! NESSUN DIVERTIMENTO – NON NE VALE LA PENA!!”, si legge nel foglietto scritto dal finanziere pedofilo.

    Tartaglione ha dichiarato di averlo trovato dopo un precedente tentativo di suicidio da parte di Epstein, avvenuto nel luglio 2019, poche settimane prima che quest’ultimo venisse infine trovato morto nella sua cella, il 10 agosto. L’uomo, un ex agente di polizia, fu accusato dal finanziere di averlo aggredito ma lui ha sempre negato. Ha menzionato per la prima volta l’esistenza del biglietto l’anno scorso in un podcast.
    Tuttavia il foglio fino ad oggi era stato secretato.

    Il New York Times aveva presentato istanza al giudice di White Plains per la declassificazione della nota, sostenendo che non vi fosse più bisogno di mantenerla segreta. Il giornale aveva anche richiesto l’accesso ad altri documenti sui quali il magistrato Kenneth Karas non si è ancora pronunciato. Anche i procuratori federali hanno premuto per la pubblicazione, affermando che non sussisteva più un interesse preminente a mantenere segreto il documento considerate anche le dichiarazioni pubbliche di Tartaglione. Mentre il dipartimento di Giustizia ha dichiarato di non aver visto il biglietto, sottolineando comunque il suo “continuo impegno” nella raccolta e nella pubblicazione di milioni di altri documenti relativi al caso Esptein negli ultimi mesi.

    La morte del finanziere, ufficialmente classificata come suicidio per impiccagione, ha suscitato sin da subito speculazioni e teorie cospirazioniste, visto l’alto profilo e la notorietà delle persone che frequentavano Epèstein, tra le quali Donald Trump, Bill Clinton, il gotha della finanza mondiale degli anni 2000 e anche il fratello di re Carlo, il principe Andrea ormai caduto in disgrazia. Il fratello del finanziere pedofilo e i suoi avvocati hanno contribuito ad alimentare queste tesi complottiste, sostenendo all’epoca l’esistenza di prove che testimoniavano come la morte del finanziere fosse in realtà frutto di un omicidio. Mentre l’hashtag ‘EDKH’, in italiano ‘Epstein non si è suicidato’ spopolava sui social.

    Secondo l’ex avvocato ed amico di Epstein, Alan Dershowitz, ad esempio, sebbene non si possa parlare di omicidio diretto non si sarebbe trattato di un suicidio che l’ex finanziere avrebbe potuto commettere interamente da solo, senza alcun aiuto.

    Più sostanziali le ipotesi di lacune nella sorveglianza del carcere. Epstein fu tolto dalla sorveglianza anti-suicidio e i secondini non lo controllavano regolarmente, nonostante le telecamere della zona in cui si trovava la sua cella funzionassero male. 

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