Prima Gabriele Gravina, poi Gianluigi Buffon. Mancava solo Gennaro Gattuso a completare il trio dei travolti dal disastro azzurro di Zenica e dopo le dimissioni del n.1 Figc e del capo delegazione dell’Italia è arrivato anche il passo indietro del Ct che ha risolto consensualmente il contratto annuale, firmato lo scorso giugno. La sua missione era portare la nazionale ai Mondiali, ma l’ha fallita e ne ha preso atto, allargando metaforicamente le braccia come tante volte lo si è visto fare, sconsolato, davanti alla panchina azzurra.
“Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo prefissato, ritengo conclusa la mia esperienza con la Nazionale, che per me è stato un onore guidare”, le parole d’addio di Gattuso, che spiega di essersi fatto da parte “anche per agevolare da subito le future valutazioni tecniche”. L’allenatore era pronto a lasciare già martedì notte, dopo l’avverarsi dell’incubo con la Bosnia, ma il rispetto per la maglia e la sintonia col gruppo lo hanno fermato insieme alla richiesta esplicita che Gravina, nei cupi corridoi dello stadio di Zenica, aveva rivolto a lui e all’altro campione del mondo 2006. La pressione mediatica e politica ha indotto il presidente federale a farsi, parzialmente, da parte, sciogliendo dal mutuo accordo anche Gattuso e Buffon. Il tecnico era anche disponibile, per senso di responsabilità e attaccamento, a portare a termine il suo contratto, dato che la nazionale orfana del mondiale ha due amichevoli a giugno con Lussemburgo e Grecia precedute da uno stage con giovani da inserire nel gruppo, ma, annusata l’aria, ha seguito il suo primo istinto e anticipato una decisione che, aveva fatto trapelare, voleva rendere nota dopo Pasqua.
In queste ore, Gattuso avrà ripercorso con la mente i dieci mesi del suo incarico, per il quale si è speso al massimo nonostante il poco tempo a disposizione, le prestazioni in campo non sempre all’altezza – dallo sconcertante 5-4 su Israele alla debacle con la Norvegia a Milano – e la giostra di dubbi e critiche che lo hanno accompagnato fin dalla sua nomina il 15 giugno scorso, dopo l’esonero di Luciano Spalletti. Se non ha convinto tutti, e il finale della sua avventura dà purtroppo in parte ragione ai detrattori, ‘Ringhio’ ha saputo conquistare i suoi giocatori, ai quali ha dedicato sincere parole di ringraziamento “per aver mostrato impegno e attaccamento alla maglia”, e anche, almeno fino all’ultimo chilometro, gran parte dei tifosi a loro volta ricordati per non aver “mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale”. Una nazionale che ora è senza guida ma la scelta del successore di Gattuso non è imminente, dato che la nomina spetterà al presidente federale che uscirà dall’assemblea elettiva del 22 giugno prossimo. E’ il primo e il più importante dei nodi da sciogliere, tra strategie interne e pressioni esterne volte a estrapolare il candidato più forte, da figure di scrivania e potere come Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, a possibili alternative come Matteo Marani fino a uomini di campo come Demetrio Albertini, Paolo Maldini o anche Damiano Tommasi.
Da martedì notte circolano vari nomi anche su chi potrebbe essere chiamato a costruire sulle macerie, dai già temprati Roberto Mancini e Antonio Conte, fino a Massimiliano Allegri e Simone Inzaghi. Nomi importanti, tra suggestioni e preferenze, problemi contrattuali e tetti salariali, con personaggi che andranno blanditi e convinti a ritrovarsi in mano una patata più che bollente. La nomina dovrà arrivare prima di settembre, quando comincerà la Nations League e già si riproporrà l’eterno tema del poco tempo a disposizione. Nel frattempo, si attende di sapere a chi sarà affidato l’interim e potrebbe riproporsi la staffetta già vista nel 2018, quando fu chiamato dall’under 21 Gigi Di Biagio. Ora il selezionatore degli azzurrini è Silvio Baldini ma la decisione in merito è ancora oggetto di valutazioni in sede federale, dove però si è ancora immersi in un’atmosfera da post terremoto. L’addio di Gattuso è stata l’ultima, attesa scossa, ma non è detto che sarà quella definitiva, mentre i tifosi aspettano, allargando anche loro le braccia.
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