Il ritorno del mondo antagonista in piazza diventa il terreno di scontro sulla nuova misura del governo per il ‘fermo preventivo’, tra ispezioni e polemiche.
Poche ore prima dell’inizio della manifestazione ‘No Kings’ a Roma, indetta “contro le guerre”, l’eurodeputata Ilaria Salis viene raggiunta in albergo dagli agenti della polizia per un accertamento, eseguito dopo un alert giunto su indicazione della Germania. Ad annunciare quanto accaduto sono gli stessi leader di ‘Alleanza Verdi Sinistra’: “Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo”, attacca il partito rossoverde parlando di “perquisizione” , chiedendo chiarezza al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e denunciando “la violazione delle garanzie costituzionali”.
Poco dopo in una nota la Questura fa sapere che “il personale intervenuto si è limitato a richiedere i documenti” a Salis “e alla persona in sua compagnia” e nel momento in cui “si è reso conto che si trattava dell’europarlamentare, ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d’albergo. Pertanto nessuna perquisizione e nessun atto è stato compiuto”.
Infine la netta precisazione, che esclude “categoricamente” qualsiasi correlazione con il corteo: “In nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico”. Dunque è solo “un atto dovuto in base agli obblighi internazionali”. Ma il deputato Nicola Fratoianni chiede che il ministro degli Esteri Antonio Tajani “convochi l’ambasciatore tedesco”.
Le forze dell’ordine specificano comunque che non si è trattato del ‘fermo preventivo’ introdotto da poche settimane, secondo cui in occasione di manifestazioni gli agenti di polizia durante specifici servizi possono accompagnare nei propri uffici persone sospette trattenerle fino a dodici ore. A ribadire che quanto avvenuto a Salis non è legato alla recente misura del governo, è stato poi lo stesso questore capitolino, incontrando su loro richiesta di leader di Avs. Secondo informazioni mai confermate né dal Viminale e né dalle forze dell’ordine, l’alert che ha portato al controllo sarebbe partito nell’ambito del sistema di segnalazioni Schengen, su input della Germania, forse per il sospetto di Berlino che Salis fosse vicina ad ambienti degli estremisti tedeschi Hammerband.
Adesso Andrea Orlando del Pd, ex ministro della Giustizia, chiede se sia stata “coinvolta la magistratura”, così come +Europa con il suo leader Riccardo Magi chiede “chiarezza”. Alle polemiche ribatte il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che chiede di non “alzare il solito polverone di falsità”.
Intanto il corteo ha sfilato pacificamente. A parte una serie di controlli, avvenuti allo stesso modo di passate manifestazioni, il corteo dei ‘No Kings’ – “contro tutti i re e le loro guerre” – a Roma in migliaia si sono messe in marcia senza particolari problemi di ordine pubblico, con un percorso autorizzato dalle forze dell’ordine. “Siamo in trecentomila”, hanno detto ai megafoni dalla testa della mobilitazione, a cui hanno preso parte gruppi da tutta Italia. Dai manifestanti è stato esposto lo striscione ‘Per un mondo libero dalle guerre’, attraversando varie strade del centro fino a raggiungere, scortati, anche la tangenziale. Tra i cartelli è stato esposto anche un missile di legno con dei fiori, mentre tutt’intorno erano incollate immagini delle guerre in Medio Oriente. “Terza guerra mondiale, ma che siete matti? Non la vogliamo studiare”, è stato uno degli slogan tra le varie bandiere della pace, della Palestina, del Venezuela, oltre a quelle della Cgil, di Avs, e di associazioni. Non è mancato chi ha tentato di accendere gli animi esponendo le immagini della premier Meloni, del presidente del Senato La Russa e del ministro Nordio a testa in giù. E tra gli striscioni ne è comparso qualcuno degli anarchici che recitava: “Contro il 41bis, lo Stato tortura. Alfredo libero” e “Se viviamo è per far saltare la testa dei re. Con Sara e Sandro”, in riferimento ai due estremisti morti alcuni giorni fa a Roma mentre fabbricavano un bomba.
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