Gli Stati Uniti hanno colpito più di 3.000 obiettivi durante la prima settimana di guerra all’Iran, parte della campagna ‘Epic Fury’. Lo ha riferito il Comando centrale militare degli Stati Uniti (Centcom), responsabile delle forze Usa in Medio Oriente, postando una serie di schede riassuntive su X dell’evoluzione delle operazioni. Tra gli obiettivi scelti figurano centri di comando e controllo, sistemi di difesa aerea, siti missilistici, navi e sottomarini della Marina iraniana. Nel dettaglio, 43 navi sono state “danneggiate o distrutte”.
Se un Paese “si unisce ad America e Israele nell’aggressione contro l’Iran, diventerà un obiettivo legittimo per la rappresaglia iraniana”. E’ l’avvertimento ai Paesi europei lanciato dal viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi in un’intervista a France 24 rilanciata dal Guardian. Il viceministro ha affermato che i funzionari iraniani avevano “negoziato in buona fede” con gli Usa prima che Washington decidesse di attaccare. “Non ci fidiamo degli americani. Non solo ci hanno tradito, ma hanno tradito anche la diplomazia”, ha sottolineato descrivendo le ultime mosse di Teheran come difensive e affermando che “questa guerra ci è stata imposta” da Stati Uniti e Israele.
Israele ha dichiarato di aver lanciato attacchi “su larga scala” contro obiettivi a Teheran, mentre l’emittente statale iraniana ha riportato un’esplosione nella parte occidentale della città. “L’Idf ha avviato un’ondata di attacchi su larga scala” contro obiettivi governativi nella capitale iraniana, si legge in una dichiarazione militare israeliana. L’annuncio della nuova offensiva è arrivato subito dopo che l’esercito ha dichiarato di aver rilevato un altro lancio di missili iraniani diretti verso Israele.
L’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha affermato che almeno 1.332 civili iraniani hanno perso la vita finora nella guerra e migliaia di altri sono rimasti feriti. Lo riporta il Guardian. Usa e Israele “hanno dimostrato di non riconoscere alcuna linea rossa nel commettere i loro crimini”, ha detto l’ambasciatore secondo cui i due Paesi stanno attaccando aree e infrastrutture civili “densamente popolate”, tra cui scuole, strutture mediche, ricreative e sportive. “Questi atti costituiscono chiari crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, ha detto chiedendo al Consiglio di Sicurezza di “agire ora, senza indugio”.
La Casa Bianca ha minimizzato le notizie secondo cui la Russia starebbe fornendo all’Iran le informazioni sugli obiettivi delle forze statunitensi in Medio Oriente, funzionali alla precisione della rappresaglia. “Chiaramente non sta facendo alcuna differenza rispetto alle operazioni militari in Iran, perché le stiamo decimando completamente”, ha detto ai giornalisti la portavoce Karoline Leavitt. “Stiamo raggiungendo gli obiettivi militari di questa operazione e continueremo così”, ha aggiunto Leavitt. Il Washington Post, citando funzionari a conoscenza dei dati di intelligence, ha riportato che la Russia ha fornito all’Iran l’ubicazione di risorse militari americane, tra cui navi e aerei. Sei militari statunitensi sono stati uccisi domenica in un attacco con droni contro una base Usa in Kuwait e anche la base della Cia a Riad è stata centrata. La Cina, invece, non sembra aiutare le difese dell’Iran. All’inizio della settimana il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato di “non avere” un messaggio per Russia e Cina. “Non sono realmente un fattore determinante qui, e il nostro problema non sono loro”, ha commentato il capo del Pentagono. Mosca e Pechino, critici verso gli attacchi di Usa e Israele all’Iran, hanno legami diplomatici e commerciali di lunga data con Teheran, mentre la Russia vanta anche stretti legami militari.
Il punto alle ore 22 italiane del 6 marzo
(di Luca Mirona)
La prima settimana di guerra si chiude con Donald Trump più determinato che mai a cambiare il corso della storia dell’Iran: “Voglio una resa incondizionata” degli ayatollah, sono le parole risuonate da Washington, che sembrano seppellire i segnali arrivati dal regime secondo cui una serie di Paesi si sarebbero attivati per una mediazione. Dal terreno le voci di Teheran confermano la linea dura degli Stati Uniti, descrivendo “la notte peggiore” sotto un diluvio di bombe.
I raid sulla capitale hanno continuano ad intensificarsi, così come sulla periferia di Beirut, roccaforte di Hezbollah. In risposta i Pasdaran hanno insistito sui target americani nel Golfo, minacciando anche i siti energetici in cui operano le compagnie occidentali. Secondo i media Usa i bersagli vengono individuati grazie all’intelligence russa. “Make Iran Great Again!”, ha scritto Trump su Truth lanciando una nuova versione dello slogan Maga. La guerra secondo il tycoon si concluderà senza accettare “alcun accordo” con l’Iran e una volta “selezionati uno o più leader” l’America “lavorerà con i partner per ricostruire” il Paese e “renderlo economicamente più grande, migliore e più forte che mai”. Il presidente in un’intervista alla Cnn è tornato ad evocare il modello Venezuela: “Funzionerà come lì, abbiamo una leader meravigliosa che sta facendo un lavoro fantastico”. Ovvero Delcy Rodriguez, numero due del chavismo che ha preso il posto di Nicolas Maduro avviando una cooperazione con gli Usa. In quest’ottica Trump ha spiegato il nuovo leader a Teheran potrà essere religioso e non per forza una figura democratica. L’importante è che sia “equo e giusto e tratti bene gli Stati Uniti, Israele e gli altri Paesi del Medio Oriente”.
Trump ha già bocciato Mojtaba Khamenei, il figlio della Guida suprema uccisa nei raid, ma la componente oltranzista del regime è ancora prevalente. Il presidente Masoud Pezheskian, pur annunciando che “alcuni Paesi hanno avviato tentativi di mediazione” per porre fine alla guerra, ha chiarito che tale “mediazione dovrebbe rivolgersi a coloro che innescato questo conflitto”, ossia Stati Uniti e Israele. Con la situazione politica cristallizzata a Teheran i bombardamenti sulla capitale sono proseguiti in modo incessante. “Esplosioni costanti, le case hanno tremato per minuti, i rumori sembravano quelli di un drago”, alcune delle testimonianze dei residenti. Analogo scenario della capitale del Libano, dopo che l’Idf ha fatto scattare un’evacuazione senza precedenti dell’intera periferia meridionale. Secondo media libanesi nel fuoco incrociato è stata colpita una postazione dell’Unifil, con “diversi peacekeeper ghanesi feriti”.
Dall’altra parte del confine le sirene d’allarme sono risuonate a Tel Aviv e nel centro del Paese, per segnalare l’arrivo dei razzi delle milizie sciite. Sul fronte del Golfo droni iraniani hanno preso di mira di nuovo la base Usa di Ali al Salem in Kuwait, dove ci sono anche militari italiani. E’ scoppiato un incendio ma non sono stati riportati feriti, né danni importanti a due caccia italiani dislocati nella struttura. Le difese antiaeree sono scattate in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati. In Bahrein sono stati centrati due hotel e un edificio residenziale. L’allerta iraniana resta alta sul confine iracheno, dopo le voci su un imminente ingresso nel conflitto di migliaia di combattenti curdi: droni hanno attacco le basi dei militanti del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano in esilio.
Nel mirino degli Shahed anche un terminal merci dell’aeroporto di Bassora, una società americana che lavora nel complesso petrolifero di Burjesia ed il giacimento di Rumaila, dove opera il colosso britannico Bp. Un altro raid ha colpito lo scalo di Baghdad. Con tutti i fronti ancora aperti il Washington Post ha fatto sapere che l’esercito americano ha annullato un’esercitazione dei paracadutisti d’élite. La notizia ha alimentato speculazioni che i soldati, specializzati nel combattimento terrestre, potrebbero essere inviati in Medio Oriente.
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